Neuromarketing cos'è e come funziona

La scienza al servizio del prodotto

Tiziana Troisi 12/02/2022 0

Chi si occupa di marketing da sempre lo sa bene: il marketing serve per indagare meglio la mente del consumatore, per capire meglio il suo punto di vista, i suoi desideri e le sue aspettative.

È solo studiando meglio la psicologia e le abitudini di consumo del potenziale cliente che un grande brand può sperare di centrare l’obbiettivo di vendita.

Il marketing tradizionale prevede che l’opinione dei potenziali clienti venga rilevata attraverso i sondaggi di opinione o i focus group. Le risposte a queste domande non sono mai precise abbastanza: ci sono tantissimi motivi psicologici o sociali che possono spingere le persone a mentire.

Come fare allora a capire cosa pensano davvero le persone? Si dovrebbe poter entrare nelle loro menti ma per adesso, non esiste ancora modo per farlo.  

La scienza, però, sta andando sempre più lontano. In particolare, negli ultimi anni si sta dando molto spazio allo studio del cervello umano ed in particolare alla risposta cerebrale ad alcuni stimoli esterni.

Neuroscienze: a che punto siamo

È proprio di questo che si occupano le neuroscienze: una branca delle scienze che indaga la risposta neuronale agli stimoli esterni.

Gli stimoli a cui il cervello reagisce  possono essere di vario tipo: stimoli di tipo visivo, di tipo uditivo, stimoli emotivi.  Ogni cosa che vediamo intorno accende una specifica aria della corteccia cerebrale, a seconda delle emozioni che evoca.

È innegabile che questa nuova deriva della scienza ha aiutato a conoscere il comportamento umano e i meccanismi organici che si nascondono dietro un qualcosa di cosi semplice come la percezione.

E cosi abbiamo scoperto che nulla è scontato e che tutto, ma proprio tutto, provoca una reazione: basta un font diverso o un colore diverso per suscitare emozioni differenti.

Con gli studi di psicologia cognitiva di studiosi come Paul Broca, si è potuto vedere con i propri occhi le aree del cervello accendersi dopo aver ricevuto uno stimolo preciso.

Oggi, grazie alla scienza sappiamo che la scelta dei dettagli è una parte fondamentale per la costruzione di qualsiasi prodotto destinato al consumo.

Neuromarketing: il contatto tra marketing e scienza

Proprio da questa consapevolezza nascono gli studi di neuromarketing: si tratta di una disciplina in cui la conoscenza empirica delle neuroscienze viene applicata alle indagini di marketing.  Già, perché anche se marketing e scienze sembrano due discipline piuttosto lontane, hanno in comune più di quanto si possa pensare.

Vediamo insieme quali sono i punti in comune alle due discipline:

  • Entrambe le discipline sono piuttosto empiriche: il marketing, come la scienza, è una disciplina fatta di numeri e misurazioni. Soprattutto quando si tratta di marketing digitale, in cui sono proprio questi dati a dare la misura di quanto una campagna possa essere riuscita.
  • Un’altra cosa in comune è sicuramente il fatto che, in un certo senso, entrambi studiano l’essere umano. Se la scienza studia l’essere umano dal punto di vista biologico, il marketing si occupa della sua dimensione più squisitamente sociale e sociologica. Il marketing è di fatto una scienza che tenta a suo modo di comprendere i comportamenti umani.

       Applicazioni del neuromarketing

Da questa commistione il marketing ha attinto gran parte della sua innovazione, soprattutto dal punto di vista della raccolta dati e dei risultati ottenuti. Sfruttando le conoscenze acquisite grazie alle neuroscienze, chi realizza campagne di marketing può farlo tenendo conto di varianti che prima non venivano considerate importanti.

 

A decidere se uno spot colpisce sono tantissime cose a cui di solito non si fa caso:

  • Font del prodotto: scegliere quello giusto non è solo una questione estetica ma può caratterizzare un vantaggio nella percezione
  • Stesso discorso vale per forme e colori scelti per il logo del brand, che fanno proprio parte dello studio visivo specifico per ogni marca o prodotto nuovo.

Grazie alle neuroscienze è possibile capire meglio i desideri e le reazioni reali del pubblico di riferimento e si riesce a realizzare campagne piuttosto mirate e precise. Sapere le emozioni che quello che si sta creando susciterà nello spettatore pone i marketers in un dubbio vantaggio.

Attenzione: il vantaggio non deve essere visto come un qualcosa di poco etico, ma come un semplice strumento di marketing.

Quanto più si arriverà a conoscere l’essere umano, tanto più chi si occupa di consumi riuscirà a fare centro.

E tu, conoscevi il neuromarketing?

Potrebbero interessarti anche...

Paola Palmieri 22/10/2020

Come scrivere un report marketing: 3 elementi + 1 per farlo funzionare
Se la tua azienda investe molto nel marketing, sia in termini di tempo che di denaro, dovresti anche avere gli strumenti giusti per valutare l’efficacia o meno delle tue campagne. Quale lo strumento perfetto? Ma il report marketing ovviamente! Se vuoi sapere non solo cosa metterci dentro ma anche come, accomodati pure e scopri di più.  Report marketing: la definizione Cominciamo dalla definizione di report marketing che altro non è che l’ultima fase di un’operazione di marketing in cui si tirano un po’ le somme del percorso compiuto con un’attenta analisi dei risultati ottenuti. È uno degli elementi più importanti perché, in concreto, ti fa capire se stai percorrendo la strada giusta e quanto sono efficaci le campagne su cui stai investendo le tue energie.  Solitamente sono dati che si presentano con cadenza mensile, per mantenere un filo diretto con il cliente e avere un feedback continuo. Rientra in quel che si definisce l’inbound marketing e, per una realizzazione davvero efficace, non devono mancare alcuni elementi chiave. Vediamoli insieme.  3 elementi che non possono mancare Quando inizi a realizzare un report marketing struttura un modello chiaro su cui lavorare e che ti consenta di valutare punti di forza e di debolezza delle tue campagne marketing. Ma come procedere correttamente? Ecco 3 elementi + 1 che proprio non possono mancare. Vediamoli insieme.   1. Definire gli obiettivi Ogni campagna di marketing parte con uno scopo ben preciso e ha degli obiettivi che facilmente si possono quantificare. Essi sono: • Le visite al sito web • La lead generation o potenziale cliente • Le vendite Il successo o il fallimento di una campagna si misura sulla base di questi obiettivi. Tienili sempre presenti! Grazie ad essi sarà più facile individuare poi su quali KPI (in inglese key performance indicator ossia indici dell’andamento del processo aziendale) e altri parametri concentrarsi per essere in linea con gli interessi del cliente. Sarebbe del tutto inutile proporre dati che risultino superflui o irrilevanti agli occhi del tuo cliente. Fondamentale quindi, a partire dai risultati, presentarli nel modo più chiaro possibile senza tanti giri di parole.    2. Riportare la performance  Tutti i dati raccolti nel corso della tua campagna marketing ed inseriti nel report devono essere analizzati rispetto ad alcuni parametri che ti suggeriranno se la campagna sia buona o meno, se proseguire o cambiare il tiro. In pratica delinei la tua performance con chiarezza e per fare ciò ti serviranno alcuni dati. Vediamo quali sono: • Le fonti di traffico: capirai così quale canale funziona meglio • Tasso di conversione di utenti in contatti • Nuovi contatti in un dato tempo • Tasso di conversione della Call to Action (invito all’azione), grazie ai click ricevuti e non solo.    3. Selezionare le fonti 1. Landing page: Il numero di visite alla tua pagina, i nuovi subscriber, i tassi di conversione e nuovi contatti generati. 2. Blog: misurando chi legge i tuoi post potrai definirne meglio l’impatto e capire quale tipologia di articolo è più vicina ai tuoi lettori. 3. Social network: in questo caso è importante soffermarsi sui nuovi follower, interazioni e click. L’analisi, e i risultati, saranno differenti a seconda dei social network coinvolti: Facebook, Instagram, Tik Tok oppure Linkedin? 4. E-mail: monitorare mail inviate, cliccate, aperte e così via ci fanno capire se questa strategia di email marketing sia valida oppure no.    +1. Un’immagine vale più di mille parole Molto spesso i report sono sovraccarichi di dati, statistiche e numeri, snellisci il tuo con l’aiuto grafico di qualche immagine ad hoc ma sceglile con cura ed attenzione. Saranno un utile strumento che ti aiuterà a fare leva su alcuni punti: utilizza tabelle o grafici a barre per illustrare i dati della tua campagna marketing!   Se con la lettura di questo articolo hai trovato tutto ciò che ti serviva per stilare un efficace report marketing ma hai ancora qualche perplessità legata a qualche concetto chiave non esitare a scrivercelo nei commenti! Intanto, però, non perderti i prossimi articoli su marketing e non solo!  
Leggi tutto

Gabriella Avallone 31/03/2022

Pubblicità in 3D questo è il presente!
La pubblicità è da sempre frutto di creatività e innovazione, oggi sorprende ancora di più grazie alle nuove tecnologie che la rendono niente di meno che 3D.   Si pensava a questo genere di cose come futuristiche ma è ora di darsi una svegliata perché viviamo già nel futuro! E probabilmente questa è la strada che seguirà l’advertising. Un chiaro esempio ci arriva dalla città di Tokyo, in Giappone, da Time Square a New York, da Piccadilly Circus a Londra. Pubblicità in 3D nel mondo Un tripudio di luci, suoni e colori che si fondono in un’esperienza visiva totalmente immersiva e sorprendente. Uno strumento così attrattivo non poteva finire che in mani migliori, quelle dei creativi che stanno affascinando i passanti ed il web con le loro pubblicità in 3D.   Per la precisione è a Cross Shinjuku Vision, uno degli spazi pubblicitari più discussi che si trova all’esterno della Shinjuku a Tokyo, una delle stazioni più grandi del mondo. Infatti è proprio qui che per la prima volta in 3D pare sia apparso un enorme gatto, che sembrava interagire con i passanti, oltre che dormire e fare le fusa nei difficili giorni di pandemia.   Brand che hanno scelto la pubblicità in 3D   Lo schermo pubblicitario con il gigantesco gatto è stato realizzato da MicroAd Digital Signage e Yunika Vision su commissione di Cross Space, l’azienda proprietaria dell’edificio. Quello che hanno avuto modo di ammirare i passanti e centinaia di persone in web è in realtà, un test: il debutto ufficiale della campagna pubblicitaria avverrà il 12 luglio.     Si trattava di un’immagine 3d in qualità 4K su di uno schermo di 154,7 metri quadrati con una tecnologia di schermo curvo e LED che consente di rendere ciò che viene rappresentato come estremamente realistico. Le immagini hanno fatto ben presto il giro del web ma non è stata di certo l’unica volta che sia apparso qualcosa di realistico: Infatti è possibile ricordare già uno spot Coca Cola che ha rivoluzionato il mondo delle ADV nella piazza di Times Square su di uno schermo che misurava 20.7 x 12.8 metri e composto da 1.760 led e garantivano un’alta risoluzione; O ancora Ray-Bay che rappresentava i famosi occhiali tra varie emoji. Per non dimenticare L’Ocean Outdoor, specialista del 3D a Piccadilly Circus dove apparivano diversi brand tra cui Poker Star, Deliveroo, Netflix, Vodafone e altri ancora.     L’anamorfismo, era un effetto di illusione ottica per cui un’immagine veniva proiettata sul piano in maniera distorta, rendendo il soggetto riconoscibile solo se osservato da un particolare punto di vista, in questo caso la piazza. In questo modo si dava l’illusione dell’effetto 3D ai passanti.   Tra le più recenti e ben realizzate invece vediamo la Nike pronta a festeggiare gli otto anni del Nike Air Max Day, il 26 marzo e in occasione del 35esimo anniversario di Nike Japan con un incredibile cartellone pubblicitario fuori la stessa stazione di Shinjuku dove si vedevano diversi modelli di Air Max uscire da un’enorme scatola che volteggiava in aria. Non ci sono parole per descrivere l’effetto che si prova guardando quelle immagini, le sneakers dei migliori modelli in formato 3D.     Per quanto riguarda la scelta della location, pare non sia un caso, difatti è stata scelta in quanto vi transitano davanti ogni giorno oltre 200.000 persone e difatti per manifestazioni spesso utilizzano tutto lo spazio sovrastante dell’edificio per ospitare eventi, come ad esempio è accaduto proprio in occasione dello stesso Air Max Day.   Portiamo pazienza che presto anche tra le nostre strade troveremo pubblicità, spot e chissà cos’altro in formato 3D. Secondo voi quale sarà la prima pubblicità che vedremo in 3D in Italia?
Leggi tutto

Tiziana Troisi 17/06/2021

Identità visiva e immagine coordinata: quanto è importante farsi riconoscere
Oggi l’immagine è tutto: attraverso i social siamo continuamente bombardati da immagini. Ci sono persone che hanno fatto della loro immagine un brand, come gli influencers. L’immagine è importante per tutti, è quello che rende riconoscibili le cose, le persone.  La vista è il senso più importante, aiuta a farsi strada nel mondo ma non solo: è attraverso gli occhi che l’essere umano vede i colori, ed è attraverso quei colori prova determinate emozioni. Ci hai mai pensato? Capita a tutti di emozionarsi davanti ad un’ immagine o un particolare paesaggio, sarà capitato anche a te.  Questo perché, come abbiamo detto, sono proprio le immagini e i colori ad influenzare le emozioni umane. In psicologia cognitiva, la branca della psicologia che studia la percezione, si è scoperto che colori diversi ed immagini diverse possono evocare emozioni di diversa entità. Identità visiva: cos’è e quanto conta nel marketing Ovviamente, da quando esiste, anche il marketing ha sfruttato queste dinamiche, realizzando attraverso le immagini e i colori dei veri e propri viaggi emotivi. Un tempo, quando i brand più famosi erano pochi e non c’era tanta  concorrenza, tutto era più facile. Oggi, invece, in un’epoca in cui potenzialmente tutto può essere  un marchio, c’è bisogno di una sola, importantissima cosa: essere riconosciuti e riconoscibili. Ogni brand deve essere distinguibile da un altro, anche solo attraverso un piccolo dettaglio. Di cosa è composta la brand identity Come fare? Costruendo una buona identità visiva. Se non hai mai sentito questo termine, è ora di conoscerlo. Si definisce identità visiva tutto quello che caratterizza visivamente un marchio. Attenzione a non fare sempre il solito errore, quando parliamo di identità visiva non parliamo solo di logo. Lo studio di identità visiva di un brand comprende: logo: un’immagine piccola e riconoscibile che faccia capire subito chi siete. Dietro una scelta che può sembrare apparentemente semplice, c’è uno studio che non  immagineresti mai. Anche il design ha un ruolo fondamentale: anche il rapporto con le linee e le proporzioni di un logo, possono veicolare un messaggio. Attenzione ai dettagli. Colori: ne abbiamo già parlato prima, ma vale la pena approfondire l’argomento per non permetterti di fare errori: dopo il logo, il colore è la cosa più importante di un brand. Pensa bene a quale messaggio vorresti trasmettere, o meglio, a come vorresti che si sentisse il cliente quando ha tra le mani un  tuo prodotto. Qualche consiglio: non usare colori freddi e scuri come il grigio: trasmettono emozioni negative Font: che carattere ha il tuo brand? Giochi di parole a parte, anche il font con cui deciderai di scrivere il nome del tuo brand sarà fondamentale: dovrai tenere conto del target di riferimento, del tipo di prodotto, della provenienza del prodotto. Pay off: una frase, ma spesso anche solo una parola. Qualcosa che entri subito nella testa del consumatore. Una frase che concentri al suo interno i valori attraverso u quali vuoi che il tuo brand venga ricordato. Se funzionerà, tutti ricorderanno il vostro prodotto. Ecco quali sono gli aspetti più importanti per costruire una buona identità visiva. Sembrerebbe già tanto, ma non è finita qui.  Non basta creare una buona identità visiva per fare si che un brand venga ricordato. Per creare un’identità visiva che sia davvero memorabile c’è bisogno di attenzione ai dettagli e sinergia Cambiare ma non troppo: l’importanza dell’immagine coordinata e della sua gestione Un’azienda, per poter essere ricordata, deve essere ovunque rimanendo sempre la stessa. Avere un’immagine coordinata che sia coerente e facilmente riconoscibile è fondamentale. Va bene essere presenti su tutti i social ma è sempre meglio farlo nel modo migliore. Affidati ad un esperto di design che sia capace di declinare al meglio la tua identità su ogni piattaforma. Per garantire la buona riuscita di un’identità visiva, i grandi brand non si risparmiano dal creare un documento che riassuma coerentemente il corretto utilizzo e la declinazione della brand identity. Quali sono i segreti perché un’identità visiva funzioni davvero:                      ·         Coerenza: renditi riconoscibile senza mai perderti ·         Continuità: anche se va bene apportare qualche piccola modifica, ricordati sempre di mantenere sempre fede alle cose fondamentali. Per esempio, per differenziare i vari account social, potresti cambiare il pay off. Riassumendo: essere creativi conta, ma rimanere sempre presenti a sé stessi, agli occhi del cliente conta di più. Per altri utili consigli, segui il blog.
Leggi tutto

Lascia un commento

Cerca...