Twitch: fare marketing con il gaming

Non solo gioco

Tiziana Troisi 23/01/2021 0

Se siete appassionati di videogiochi ricorderete sicuramente la bellezza dei pomeriggi trascorsi con gli amici impugnando joystick. Ogni gioco, anche il più banale, poteva diventare oggetto di un torneo all’ultimo sangue.

Oggi, anche il mondo dei videogiochi è sbarcato online. La piattaforma più famosa tra i gamers è sicuramente Twitch. Se non la conoscete, ecco qualche info in più.

Un po’ di storia

Nato da una sezione della tv streaming Justin nel lontano 2007 Twitch mostra da subito un fortissimo potenziale attrattivo. I visitatori di Justin.tv sono stregati da quel canale streaming interamente dedicato al gaming. Cosi tanto, da convincere i suoi fondatori a farlo diventare una piattaforma indipendente.

Nel 2011 Twitch tv sbarca sul web e dopo appena due anni batte il record di 45 milioni di utenti attivi. Un micromondo talmente potente da attrarre anche i colossi del mercato. È il 2014 quando Amazon decide di acquistare Twitch per appena mille milioni.

Qual è la forza di questa piattaforma e perché attira cosi tanto?

Twitch: ecco come funziona il colosso del gaming online

Veniamo al sodo: come funziona twitch? Su questa piattaforma di live streaming è possibile trasmettere video in diretta: c’è chi commenta i propri programmi preferiti, chi si dedica ad un semplice live chatting e chi lo utilizza da semplice osservatore.

Il traino maggiore di questa piattaforma è sicuramente rappresentato dal gaming: streamer professionisti, appassionati e casual gamers possono trasmettere in diretta partite e tornei o aiutare, attraverso in gameplay guidato, i colleghi giocatori a superare un punto particolarmente impegnativo.

Grazie a Twitch ogni gioco può diventare interattivo: sotto ogni video è possibile lasciare dei commenti che lo streamer legge in diretta e ai quali chiunque può rispondere.
 

Twitch: il paradiso dei millenial

Chi è il pubblico di Twitch? Secondo le stime della stessa piattaforma, la maggior parte degli utenti attivi è rappresentata dai millenials. Ragazzi giovani e meno giovani nati tra gli anni 80 e metà degli anni novanta. Quelli che si sono ritrovati catapultati in rete ma anche quelli che con la rete ci sono nati e prediligono le interazioni online. Sono proprio i millenials, con i loro botta e risposta, a rendere la comunity cosi viva.

Twitch e la tribal comunity

Proprio nel botta e risposta sta la forza di questa piattaforma: avere la possibilità di dialogare senza alcun tramite con il proprio streamer preferito abbatte definitivamente la distanza reverenziale tra fan e artista. Anzi, spesso per gioco, sono i follower a decidere cosa deve fare lo streamer in diretta.

Chi guarda video su twitch non è solo uno spettatore. I followers sono e si sentono parte di una comunity fortissima, quasi tribale. Chi segue uno streamer lo fa con passione, costanza e fiducia.  Chi vuole può anche contribuire alla vita di un canale abbonandosi tramite una sottoscrizione.  Una piccola cifra che aiuta gli streamer a realizzare migliori contenuti.

Fare marketing in game

Una comunity cosi solida non poteva non attrarre i grandi brand. Chi conosce bene il marketing sa che la fidelizzazione è alla base della riuscita di una buona campagna. Uno  streamer con tanti follower equivale a tanti nuovi utenti unici raggiunti.

Cosi, gli streamer sono diventati il tramite per nuove importantissime campagne di sponsorizzazione. Basta che loro mostrino un prodotto durante una live o avviino uno spot di pochi secondi  per assicurarsi la giusta reach.

Ninja: lo streamer da miliardi di dollari

Se c’è una storia che più di tutte può aiutare a capire quale sia la portata pubblicitaria del mondo del gaming è sicuramente quella di Ninja, al secolo Richard Blevis.

La sua carriera comincia con il successo nei team competitivi di Halo 3. Il gioco che lo ha consacrato è sicuramente Fortnite. Grazie a questo famosissimo sparatutto, oggi Ninja è il videogiocatore under trenta tra i più famosi del mondo

I suoi sedici milioni e mezzo di followers hanno spinto i più grandi brand a sceglierlo come ambassador. Non solo videogame: a scegliere Ninja sono soprattutto sponsor non endemici che poco centrano con questo mondo.

Redbull, Uber e il più recente Adidas, hanno scelto il giovane come principale fonte pubblicitaria, alcuni stipulando addirittura contratti di esclusiva.

Scelte ragionate, segno che investire nel mondo videoludico sia la cosa migliore da fare.  Oggi, chi gioca (tanto) conta.

 

 Se volete essere sempre aggiornati sulle ultime tendenze del marketing continuate a seguire le nostre pagine social.   

Potrebbero interessarti anche...

Gabriella Avallone 04/11/2020

Il business e il marketing del Take Away durante il lockdown
Il mercato del Delivery è diventato caldissimo negli ultimi tempi, sicuramente agevolato anche dal lockdown, che ne ha favorito l’ingresso di molti ristoranti. Attualmente il business del Take Away sta vivendo un vero e proprio boom, a dimostrarlo 18,9 milioni di italiani che ormai si rivolgono all’asporto. Il mercato del Take Away è un’opportunità di Business che prima molti sottovalutavano. Difatti i dati diffusi da Gfk Eurisko, il 1° Osservatorio Nazionale sul mercato del Take Away, emergono aspetti importanti come:   - Secondo la Camera di Commercio di Milano circa 18,9 milioni di italiani si rivolgono all’asporto; - Il valore complessivo che si aggira intorno questo business è di oltre 5,5 miliardi di euro. - anche la Fipe (federazione Italiana Pubblici Esercizi) promuove l’asporto come una modalità emergente per servire la propria clientela.   Negli ultimi tempi la società frenetica, i ritmi sempre più incalzanti delle metropoli e gli orari lavorativi hanno portato sempre più a scegliere di ordinare cibo Take Away durante la settimana, negli spacchi o a fine giornata piuttosto che mangiare al ristorante.   Con un servizio sempre più completo, rapido e veloce il cibo da asporto viene consumato non solo a casa ma anche in ufficio o ovunque lo si voglia. In questo modo i ristoratori cercano di offrire un servizio che possa rispondere anche ai gusti di chi ha voglia di sperimentare qualcosa di diverso e sempre nuovo.   Qual è il fattore vincente del Take Away: sicuramente anche il costo. Il vantaggio economico dell’ordinare da asporto è uno degli aspetti che determinano il suo successo in Italia.   Per avere ancora più successo c’è chi è riuscito a sfruttare a suo favore anche la quarantena con un’arguta mossa di marketing: Girava o forse gira ancora, da qualche giorno su tutti i social un appello che avrebbe lanciato Burger King, una delle più celebri catene del fast food mondiale. Il messaggio è stato pubblicato dal profilo ufficiale Twitter e recitava così:   “Ordinate da McDonald's. Non avremmo mai pensato di chiedervelo. Come non pensavamo mai che vi avremmo incoraggiato a ordinare da KFC, Subway, Domino's Pizza, Pizza Hut, Five Guys, Greggs, Taco Bell, Papa John's, Leon, o un altro food store, il cui elenco è troppo lungo da riportare qui. In breve, da qualunque delle nostre sorelle catene alimentari, (fast o non fast). Non avremmo mai pensato di chiedervelo, ma i ristoranti che danno un'occupazione a migliaia di lavoratori hanno bisogno del vostro supporto. Perciò, se volete aiutare continuate a coccolarvi con cibi deliziosi usando il delivery, il take away o il drive through”.   Un messaggio che potrebbe apparentemente mostrare un lato solidale verso gli altri esercizi di ristorazione, vista la drammatica situazione di restrizioni che dovrà ripetersi ancora, ma non è così. La frase scherzosamente buttata lì “Un Whopper è sempre la cosa migliore, ma anche ordinare un Big Mac non è così male", dedicata ad uno dei suoi più grandi rivali, McDonald’s, più che della generosità nasconde del puro marketing. Non a caso questo messaggio firmato Burger King ha fatto il giro dei social di milioni di persone.   E tu l’avevi notato? Scrivicelo nei commenti.
Leggi tutto

Tiziana Troisi 21/12/2021

Marketing sociale: quando fare pubblicità fa del bene
Chi entra ora nel mondo del marketing, soprattutto in quello digitale, potrà essere portato a pensare che quella del marketing sia tutta una questione di numeri, metriche e risultati. Possiamo assicurarti che invece, la realtà è completamente diversa. Da sempre, e soprattutto adesso, il marketing è una disciplina che agisce prima di tutto sulla mente dei consumatori. Anche se non sembra, il marketing ha molto in comune con la psicologia cognitiva e comportamentale: se ci pensi bene, molte delle scelte effettuate nel momento del lancio di un nuovo prodotto, hanno a che fare con la psicologia e la cognizione: la scelta del packaging e dei colori del prodotto, tutto è scelto in modo da stimolare la mente del consumatore e spingerla all’acquisto. Cos’è il marketing sociale Il marketing quindi, può agire in maniera positiva o negativa sui comportamenti delle persone. Partendo da questa asserzione, è nato il marketing sociale. Anche se forse non ne conoscevi la precisa definizione, questa disciplina esiste già da anni. Il marketing sociale è quella branca del marketing tradizionale che si pone l’obbiettivo di modificare le abitudini e i comportamenti scorretti del pubblico a cui la campagna è rivolta. Sono un lampante esempio di marketing sociale le cosiddette pubblicità progresso che vediamo spesso in tv: si tratta spesso di brevi spot pubblicitari che invogliano i spettatori a smettere di avere comportamenti nocivi o sensibilizzano su determinati argomenti. Ad affidarsi al marketing sociale sono per esempio le ong, le associazioni benefiche, che devono catturare l’attenzione del pubblico per ricevere donazioni per la propria causa. È un fortissimo esempio di marketing sociale, per esempio, anche l’attivismo di Greta Thumberg: la giovane si è infatti fatta strumento di una propaganda in favore della sostenibilità. Il suo atteggiamento incarna in pieno quelli che sono i dettami del marketing sociale: costruire una comunicazione che spinga gli ascoltatori ad abbandonare le abitudini nocive per l’ambiente in favore di comportamenti decisamente più green. Corporate social responsibility Spesso anche le aziende si servono delle tecniche proprie del marketing sociale: lo fanno quando devono formare nuovi dipendenti, ma il momento in cui un’azienda utilizza maggiormente il marketing sociale è sicuramente quando deve cercare di rendere chiara la sua corporate social resposibility. Non sai di cosa stiamo parlando? Te lo spieghiamo subito: oggi, le aziende, non possono e non devono semplicemente vendere un prodotto. Devono trasmettere messaggi chiari e soprattutto avere un comportamento etico su molti fronti. Oggi i clienti guardano molto all’aspetto etico di un brand prima di acquistare un determinato prodotto: un’azienda che vuole davvero essere competitiva sul mercato deve fare attenzione a tante cose fino a pochi anni fa trascurate: prodotti naturali, riciclo, sostenibilità, sostegno ad associazioni benefiche. Per dimostrare di avere a cuore la propria responsabilità sociale, le aziende devono dedicare a queste tematiche campagne pubblicitarie ad hoc per informare i clienti di eventuali iniziative in tal senso. Per essere davvero coerente il brand deve oltre che informare spronare clienti e dipendenti a mettere in atto comportamenti etici. È in questa fase che i brand fanno ricorso al marketing sociale. Marketing puro vs marketing sociale Ora che ti abbiamo spiegato di che tipo di marketing si tratta, ci sembra doveroso fare alcune precisazioni. Pur trattandosi di marketing in entrambi i casi, tra il marketing sociale e quello puro ci sono delle sostanziali differenze, soprattutto in termini di risultati. Il marketing puro è una disciplina irrimediabilmente legata alla matematica, che vive di metriche e misurazioni empiriche. I risultati di una campagna di marketing puro sono sempre misurabili, e sono il modo per valutare il successo o l’insuccesso di una campagna. Nel caso di una campagna di marketing sociale, le cose sono leggermente più complicate: come abbiamo detto, il marketing sociale non riguarda la vendita di prodotti ma la promozione e lo sprono verso l’adozione di comportamenti eticamente pregevoli. Si può trattare dello smettere di fumare, dell’aiutare chi ne ha bisogno, del bere responsabilmente, del guidare con prudenza. Capirai che trattandosi di modifiche del comportamento da parte di singoli individui, capirai che misurare i risultati sarà più complicato. In secondo luogo, trattandosi di argomenti piuttosto delicati, realizzare una campagna di marketing sociale richiede molto più tempo e attenzione. Quali sono le campagne che ti sono piaciute di più? Diccelo nei commenti
Leggi tutto

Gabriella Avallone 28/12/2020

Gli spot di Natale 2020 durante il Covid
Lo sappiamo ormai tutti che la pandemia ha causato gravi conseguenze, oltre che sul campo medico-sanitario anche sull’economia dei paesi. In particolar modo anche in relazione alle ricorrenze e le festività, che solitamente registravano i più alti numeri in termini di consumo. Di fronte agli effetti della pandemia sui consumi, vediamo allora quali sono state le strategie di marketing delle più grandi multinazionali.   Ecco quali sono stati gli spot di Natale 2020:   Coca-Cola: Coca-Cola è sempre stata un’azienda attenta alla pubblicità ed in particolar modo alle emozioni che intendeva comunicare. Per quest’anno ha deciso di affidare le sorti dello spot al regista Taika Waititi, che ha diretto anche diversi film di successo, tanto da aggiudicarsi nel 2020 l’Oscar ed il premio Bafta per la migliore sceneggiatura di Jojo Rabbit. La storia dello spot racconta di una bambina e di suo padre, che si sposta per lavoro. Prima di partire la figlia gli consegna la lettera per Babbo Natale, così inizia la sua rocambolesca avventura per riuscire a consegnarla. Solo alla fine dello spot emerge chiaro il messaggio, ovvero un invito a pensare alle cose semplici. Difatti, una volta aperta la lettera, il padre si accorge che l’unica cosa che sua figlia desiderava era che lui tornasse a casa in tempo per il Natale. A guidare il grande camion rosso, naturalmente brandizzato Coca-Cola che lascerà a casa il padre è Babbo Natale. “This Christmas, give something only you can give”.       Disney: Coca-Cola non è stata l’unica a puntare sulla potenza del legame familiare. Un’idea simile viene anche alla Disney, con lo spot di Natale 2020 che evoca ricordi ed emozioni legate alla famiglia. Si tratta di uno spot animato, che parte nel 1940 per poi tornare in epoche più recenti. In un richiamo continuo a ricordi di tempi diversi, un peluche a forma di topolino indicherà il legame che viene tramandato da generazioni e che in questo caso vede protagoniste la nonna e la sua nipotina. Affetto, tradizione, l’importanza di tramandare i ricordi verso le nuove generazioni, anche attraverso oggetti che possono sembrare semplici ed insignificanti. “From our family to your” è il messaggio che appare alla fine dello spot, nel tentativo di far sentire i consumatori parte della grande famiglia Disney ma anche di rafforzare il legame con i propri familiari attraverso piccoli ma significativi gesti.        WWF: Lo spot del WWF per Natale pone l’accento sulla drammatica situazione relativa agli habitat degli animali, in questo modo prendendo ad esempio un grande elefante. Lo spot è in bianco e nero, vede protagonista una ragazza, che dopo aver finito la sua lezione di musica, uscendo di casa, nota qualcosa di strano, come auto ribaltate, lampioni che si muovono. Continuando a camminare si imbatte in un grosso pachiderma all’interno di un campo da basket, quindi decisamente fuori dal suo habitat naturale. Il messaggio che viene citato per sensibilizzare è: “We would be lost without a home”. Let’s protect theirs”. Inoltre sul proprio sito il WWF ha sottolineato più volte la necessità di tutelare i lavoratori, tenendoli a casa e quindi tutelarli dalla pandemia in atto.       Amazon: Amazon coglie a pieno il problema delle limitazioni derivanti dalle misure anticontagio nel suo spot. Un aspetto che tra le tante cose è stato uno dei punti a favore del marketplace, al quale proprio quest’anno in molti si sono affidati per far recapitare i regali a casa di familiari ed amici. La pubblicità mostra una ragazza che non può più fare danza in presenza di alcune compagne e la competizione alla quale avrebbe dovuto prendere parte viene cancellata a causa del Covid. Però come dice il messaggio dello spot “The show must go on” soprattutto in un periodo come questo, così grazie ai familiari e vicini amici e, naturalmente il contributo di Amazon, riesce ad esibirsi.  
Leggi tutto

Lascia un commento

Cerca...