Influencer e foto ritoccate: la rivoluzione made in Norvegia

Tiziana Troisi 22/07/2021 0

Quante volte hai guardato stupita le foto di instagram pensando che avresti voluto essere tu al posto di quella persona in foto? Quante volte hai guardato quelle foto e hai pensato di voler essere più magra, più bella, o semplicemente di volere una vita più simile a quella dell’influencer di turno?

La verità è che instagram ha cambiato il modo di vedere le cose: nelle foto postate dai personaggi più seguiti ci sono sempre paesaggi bellissimi, siti da sogno, outfit da settimana della moda. Tutto è talmente perfetto da sembrare non vero, irreale.

Ed è proprio questa ossessiva ricerca della perfezione ad aver cambiato la percezione comune di ciò che è considerato davvero bello: nel mondo dei social non c’è più spazio per corpi normali e vite normali: tutto, dalla prima all’ultima foto dei feed, deve essere perfetto.

Influencer: belle ma finte grazie a filtri e ritocchi

Ma fa bene davvero tutta quella perfezione? E soprattutto, è reale? A quanto pare, no! Non esiste un mondo dove tutto è perfetto e nelle foto in costume non compare neanche un po’ di cellulite. E allora come fanno le dive da social ad apparire cosi perfette? Semplice: con i ritocchi digitali.

Basta saper utilizzare bene photoshop per rendersi sempre belle e attraenti. Ma c’è di più: come ben sai, Instagram mette a disposizione degli utenti dei filtri per migliorare la propria immagine mentre si filmano storie dal vivo e contenuti. Sta capitando molto spesso che questi filtri vengano utilizzati dalle influencer quando filmano storie parlate che non sono semplici storie, ma contenuti adv.

Non sai di cosa parliamo? Te lo spieghiamo subito: anche se possono sembrare semplici consigli, molte delle storie girate dalle creators sono contenuti sponsorizzati dai brand: le aziende inviano i loro prodotti alle creators per permettere loro di pubblicizzarli nelle storie.

I prodotti pubblicizzati sono spesso legati alla bellezza: shampoo, creme per il viso, completini per lo sport, insomma, tutti prodotti legati al miglioramento dell’aspetto estetico. Capirai da solo che in questi casi è fondamentale mostrarsi al meglio. Ecco perché, alcune creators utilizzano i filtri per apparire al meglio.

Nel caso si tratti di storie sponsorizzate, non solo ci si macchia di un comportamento poco corretto nei confronti dei propri follower, ma si entra nella sfera penale.

Fare storie sponsorizzate utilizzando filtri che mostrino una pelle levigata e senza imperfezioni mentre si sponsorizza una crema, vuol dire fare pubblicità ingannevole.

Ecco perché da un po’ di tempo a questa parte si è chiesto di segnalare apertamente ai propri follower quando si tratta di contenuti sponsorizzati e di non utilizzare filtri in questo tipo di storie.

Mentre quella italiana è apparsa più come una gentile richiesta che come una vera e propria imposizione, ci sono Paesi che si sono spinti oltre.

Usi Photoshop? Dichiaralo: il provvedimento che dice no ai ritocchi

In Norvegia, per esempio, è appena stata votata una legge che prevede l’obbligo, da parte degli influencer, di segnalare non solo i contenuti pubblicizzati, ma anche le foto ritoccate in post-produzione. Le agenzie pubblicitarie che collaborano con gli influencer dovranno pubblicare sulle proprie foto un logo che dichiari apertamente che le foto sono state modificate dopo essere state scattate.

Per chi non dovesse adeguarsi alla nuova normativa è previsto il pagamento di una multa salatissima. La scelta del governo norvegese non è solo un modo di tutelare i consumatori da un eventuale danno. La questione dietro questa decisione è molto più grande, come dichiarato dallo stesso primo ministro norvegese.

Questa legge aiuterà i giovani a distinguere meglio la finzione dalla realtà, a capire che non tutto quello che vedono sui social è da prendere come esempio. Molti giovani oggi sono vittime di disagio mentale proprio perché si vedono aggrediti da tutta la finta perfezione che campeggia sui social: non riescono ad accettarsi davvero per quello che sono, vorrebbero diventare come quelle persone che sono portati ad idolatrare. Anche i più piccoli difetti sono visti come qualcosa di insormontabile e difficilissimo.

Ecco perché importante chiarire il vero proposito di un provvedimento come quello norvegese: dobbiamo far capire alle menti più deboli che non c’è nulla di male ad avere dei piccoli difetti, anzi. Sono proprio i difetti a rendere la bellezza unica e reale. Anche se poco instragammabile. Quello che conta non sono i likes, ma l’amore per noi stessi.

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Tiziana Troisi 19/11/2020

Local marketing sui social, come farlo
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Tiziana Troisi 14/11/2021

Facebook è diventato Meta, cosa cambia?
Facebook cambia nome, oggi la rete di social network di Mark Zuckerberg ha preso il nome di Meta. Il futuro della società, ha assicurato il fondatore, è il “metaverso”: si andrà “oltre” i social. Il metaverso, dunque, dovrebbe rappresentare un luogo virtuale accessibile a tutti di cui faranno parte Facebook, Instagram e Whatsapp e Oculus, azienda di produzione di visori per la realtà virtuale. La linea di prodotti Oculus Quest diventerà la linea Meta Quest e l’app Oculus si chiamerà App Meta Quest e pare che sia proprio su questi prodotti che Zuckerberg voglia puntare. L’involuzione di Facebook Il social network nel tempo ha perso il suo splendore: l’età media degli utilizzatori si è alzata e viene sfruttato sempre di più per il B2B. Ed è proprio la sua vocazione business ad aver snaturato la sua mission, quella di connettere le persone di permettere di incontrare vecchi amici di condividere immagini e ricordi. Il mondo dei social si è evoluto in fretta e sembra che Facebook sia rimasto indietro, lo dimostra il successo di TikTok, che sta crescendo molto rapidamente. I giovani preferiscono contenuti più immediati e più effimeri che Facebook non è riuscito a dare e, nel contempo, è stato travolto da problemi legati alla privacy, alle fake news e quant’altro. Insomma, sembra che questa migrazione voglia essere un vero e proprio taglio con il passato. Cos’è il Metaverso di cui parla Zuckerberg? Il termine Metaverso è stato coniato da Neal Stephenson in Snow Crash (1992) un libro di fantascienza cyberpunk. L’autore definisce così una sorta di realtà condivisa tramite internet, dove a rappresentarci c’è un avatar. Stephenson descrive il Metaverso come un’immensa sfera nera di 65.536 km di circonferenza, tagliata in due all’altezza dell’equatore da una strada percorribile anche su di una monorotaia con 256 stazioni, ognuna a 256 km di distanza. Ma non è questa descrizione a motivare la scelta di Facebook, quanto le funzioni di questo spazio.  Su questa sfera ogni persona può realizzare in 3D negozi, uffici, locali e il tutto è visitabile dagli utenti.  “Il metaverso sarà il successore di Internet mobile. Saremo in grado di sentirci presenti come se fossimo proprio lì con le persone – ha dichiarato il CEO di Facebook - non importa quanto siamo distanti. Saremo in grado di esprimerci in nuovi modi gioiosi e completamente immersivi”. “Oggi siamo visti come una società di social media, ma nel nostro Dna siamo un’azienda che costruisce tecnologia per connettere le persone e il metaverso è la prossima frontiera proprio come lo era il social networking quando abbiamo iniziato”. Meta di fatto ha anche annunciato un investimento per 150 milioni di dollari nell’apprendimento immersivo per allenare la prossima i content creator del futuro. L’investimento totale previsto è di oltre 10 miliardi di dollari all’anno. Possibili prospettive future Tra le prospettive future che questa fusione può presentare ci potrebbe essere anche una maggiore integrazione dei prodotti Oculus in ambito social, creando spazi virtuali in cui interagire, lavorare, giocare, imparare, comprare etc. Insomma, si tratterebbe di rivedere tutti i diritti già offerti dalla rete Meta ma realizzati in un ambiente più reale.  “Privacy e sicurezza dovranno essere costruiti dal giorno uno - chiarisce Zuckerberg - Tutti quelli che costruiranno il metaverso dovranno essere concentrati su questa responsabilità fin dall’inizio. Questa è la lezione che ho imparato negli ultimi 5 anni: bisogna essere responsabili fin dall’inizio”. Aspettiamoci quindi di “aprire” la nostra casa ad amici si materializzeranno davanti a noi ovunque o a colleghi con i quali lavorare fianco a fianco anche da casa oppure negozi in cui ci sembrerà di andare fisicamente. "Oggi ci sono gli schermi, domani potrebbero essere gli ologrammi - ha continuato il Fondatore - La nostra mission rimane la stessa, connettere le persone”.
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Gabriella Avallone 04/01/2021

I vantaggi di essere una PMI online: gli obiettivi per ciascun tipo di impresa
Scopriamo insieme quali sono i vantaggi per una PMI che investe nel digitale, gli obiettivi di marketing e come alcune imprese stanno usano la rete per migliorare il loro business.   C’è da dire che tra l’altro le PMI italiane attive online sono tra le più competitive. Sono tra quelle che crescono più in fretta e raggiungono facilmente una clientela internazionale. Utilizzano la rete per: 1)    Ascoltare 2)    Fare branding 3)    Valorizzare prodotti e servizi 4)    Generare Lead 5)    Fidelizzare 6)    Vendere   Procediamo per step:   1)    Ascoltare Le piccole medie imprese attive online hanno visto crescere il loro fatturato negli ultimi 3 anni, nonostante la crisi. Non è un caso che le PMI ad avere assunto personale assegnato al web crescono di più, riescono a lavorare di export e hanno una redditività più lunga.   Grazie all’ascolto online, che può avvenire manualmente ricercando un nome o un’impresa oppure utilizzando appositi tool che aiutano a monitorare documenti, conversazioni, mercati. Questo ad esempio è il caso di: Google Alert, Talkwalker Alerts; Tweetdeck.   2)    Fare Branding Il branding è fondamentale perché prepara il campo per le vendite. Come si può fare? Attraverso campagne dedicate di branding con lo scopo di aumentare la conoscenza e la reputazione del brand in questione. Per diffondere valore, come ad esempio “quell’azienda è affidabile e green”. Naturalmente questa fase sarebbe nulla senza tener conto del punto 1, ovvero l’ascolto del cliente dalla rete.   3)    Valorizzare i prodotti e servizi Come si riesce a valorizzare il prodotto agli occhi di una platea invisibile ma sempre attiva, quella del web? Sicuramente si parte dall’arricchire la propria esperienza raccontando quello che del prodotto proprio “non si vede”.   Solo l’azienda può conoscere quello che del prodotto non si vede, come ad esempio la sua storia, la scelta delle materie prime, i processi di lavorazione, la sostenibilità. Da un valore aggiunto alle caratteristiche tecniche quali brevetti associati, caratteristiche e contesto d’uso.   4)    Generare Lead Il lead indica le nuove opportunità, un nuovo utente raggiunto può essere infatti visto in relazione verso la vendita del prodotto. Solitamente è possibile risalire ad un nuovo lead anche semplicemente attraverso l’indirizzo mail che egli stesso avrà lasciato per registrarsi o richiedere maggiori informazioni. La lead generation è particolarmente importante per le imprese B2B con percorsi di acquisto lunghi e complessi.   5)    Fidalizzare Questo lungo processo per farsi conoscere in rete, oltre ad avere l’obiettivo di vendere, ha naturalmente anche quello di fidelizzare il proprio cliente. Un cliente federe è il miglior investimento che una azienda possa avere. Questo lo si mantiene offrendo ai clienti più fedeli sconti dedicati, facendoli sentire sempre più speciali e importanti.   6)    Vendere Vedere è lo scopo finale ma anche il più importante. Se tutte le precedenti azioni sono state svolte al meglio risulterà ancora più semplice. Basta rendersi ancora più disponibili di uno shop fisico, un negozio online infatti è sempre aperto e se mantiene un’assistenza alle vendite e al cliente continua, presto sarà classificato tra quelli sicuri ed affidabili.
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