Le Fake News che hanno fatto la storia

Scopriamo quali sono state le fake news più famose di sempre.

Gabriella Avallone 14/06/2021 0

L’informazione ha un ruolo importantissimo, ora più che mai. Tramite internet siamo liberi di leggere e seguire le pagine che riteniamo valide ma spesso capita di incappare in qualche notizia falsa.

 

Dopo il periodo che abbiamo passato, vorremo certamente saperne di più, essere informati su tutto da ciò che accade nel mondo, conoscere a fondo persino ogni singolo dettaglio del prodotto che intendiamo acquistare.

 

Detto questo indubbiamente nessuno di noi vuole cadere in un blog di fake news.

Tra i gossip dei personaggi più celebri fino ai drop di sneakers limited edition a prezzi stracciati, bisogna fare attenzione ed osservare sempre la fonte del messaggio.

 

Non siamo di certo gli unici ad essere a rischio fake news. Ebbene si, è una pratica che purtroppo trovava il suo spazio anche all’epoca. Vediamo quali sono state le Fake News che circolavano anche senza l’ausilio dei social.

 

Le fake news che hanno fatto la storia

 

La finta morte di Napoleone:

Facendo un passo indietro, più precisamente al 1814, una sconvolgente notizia arrivò a Londra: Napoleone è morto, ucciso dai cosacchi. Messa in scena da un gruppo di “furbi” per guadagnare sui titoli di vendita governativi, siccome anche in mancanza di conferme ufficiali, la notizia diede un gran scossone alla Borsa.

 

La colpa ricadde anche su un politico e finanziare del tempo Sir Thomas Cochrane, il quale pur dichiarandosi innocente alla truffa fu condannato con l’aiuto di oppositori politici che approfittarono dell’accaduto per liberarsene.

 

La bufala della Luna:

Andando avanti nel tempo, ovvero nel 1835, iniziarono a circolare articoli che descrivevano senza tralasciare alcun dettaglio il paesaggio della Luna. Un posto paradisiaco ed incontaminato, popolato da animali di ogni specie, compresi unicorni e uomini alati.

 

A testimoniare il tutto il dott. Andrew Grant, un astronomo noto per essere l’assistente di John Herschel, figlio dell’illustre William Herschel che scoprì Urano. La sua firma era leggibile sotto le pagine del New York Sun, dove venivano narrate le sue incredibili scoperte attraverso un potente telescopio.

Peccato che solo anni dopo la gente si convinse del fatto che John Herschel fosse totalmente all’oscuro di questa vicenda e che chiaramente si trattasse di una bufala passata alla storia come “La grande Bufala della Luna” condotta da Richard Adams Locke, reporter che avrebbe cercato in questo modo di aumentare la tiratura del giornale presso cui lavorava.

 

Da questa vicenda si è capito poi che Andrew Grant non è mai esistito ma ad ogni modo grazie a questa vicenda, sono state rinvenute illustrazioni e storie fantastiche ad opera degli artisti del tempo.

 

Fake news a scopo politico:

Girava voce del piano segreto degli ebrei di “impossessarsi di tutte le ricchezze del mondo”, un piano smascherato nel 1921 attraverso un’inchiesta del Times. Il testo comparve per la priva volta nel 1903 sul “Centurie nere” da un gruppo della destra ultranazionalista vicina alla polizia segreta russa.

Lo scritto è stato spacciato come il verbale di una riunione tra i capi dell’ebraismo che si impegnavo a stilare il piano di dominio mondiale diviso in 24 protocolli. Il testo era intitolato “ I Savi di Sionrappresenta una delle più antiche opere di letteratura complottista.

 

Diffuso probabilmente ad opera della polizia segreta zarista, che forse prese spunto da un antico scritto contro Napoleone III, il tutto rivisto in chiave antisemita.

 

Una fake news basata sull’inganno che diede un grande aiuto alla propaganda fascista per diffondere l’idea antisemita riuscendo quindi persino a sovvertire i valori di una società.

 

Fake News Involontaria:

È il 30 ottobre 1938 negli stati uniti e tramite una trasmissione radiofonica “Mercury the Air” della CBS si raccontano sceneggiati tratti da celebri romanzi. Quella volta toccò al romanzo di fantascienza War of the Worlds di Hebert George Wells che venne simulato da Orson Wells in un notiziario speciale in modo così realistico che gli altri programmi del palinsesto si interruppero per divulgare aggiornamenti sull’atterraggio di astronavi aliene a Grovers Mill in New Jersey.

 

Il popolo statunitense andò nel panico ma questa fake news portò un grande ritorno pubblicitario al romanzo e Wells, a tal punto che gli venne offerto un contratto per la realizzazione di tre film sul grande schermo di Hollywood.

 

Fake news in campagna elettorale:

Tra le bufala più recenti, quella che mise in discussione il luogo di nascita di Barack Obama. “Obama non è nato negli Stati Uniti” uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale di Trump che presumeva che Obama fosse nato in Kenia e naturalmente questo avrebbe ostacolato la sua posizione legittima di presidente degli Stati Uniti.

 

Illazioni che offrirono un buon dibattito anche sui social, dove non tardarono a girare campagne virali riguardanti la fake news.

 

A quanto pare le fake news nascono dalla necessità di distorcere la realtà per un proprio tornaconto, che sia per pubblicità, politica o anche solo per intrattenimento. Tra quelle all’ordine del giorno potrei citarne alcune riguardanti il Covid-19, come le persone che credono sia stato creato in laboratorio oppure che ci sia qualche collegamento tra il 5G ed i vaccini o qualche altra strana idea complottista ma immagino che di quelle avete già le bacheche piene.

 

Abbiamo visto quanto può essere rischioso dar adito a Fake News, quindi non caschiamoci ancora!

 

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Tiziana Troisi 04/02/2021

Telegram: 3 consigli per il marketing
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Tiziana Troisi 21/12/2021

Marketing sociale: quando fare pubblicità fa del bene
Chi entra ora nel mondo del marketing, soprattutto in quello digitale, potrà essere portato a pensare che quella del marketing sia tutta una questione di numeri, metriche e risultati. Possiamo assicurarti che invece, la realtà è completamente diversa. Da sempre, e soprattutto adesso, il marketing è una disciplina che agisce prima di tutto sulla mente dei consumatori. Anche se non sembra, il marketing ha molto in comune con la psicologia cognitiva e comportamentale: se ci pensi bene, molte delle scelte effettuate nel momento del lancio di un nuovo prodotto, hanno a che fare con la psicologia e la cognizione: la scelta del packaging e dei colori del prodotto, tutto è scelto in modo da stimolare la mente del consumatore e spingerla all’acquisto. Cos’è il marketing sociale Il marketing quindi, può agire in maniera positiva o negativa sui comportamenti delle persone. Partendo da questa asserzione, è nato il marketing sociale. Anche se forse non ne conoscevi la precisa definizione, questa disciplina esiste già da anni. Il marketing sociale è quella branca del marketing tradizionale che si pone l’obbiettivo di modificare le abitudini e i comportamenti scorretti del pubblico a cui la campagna è rivolta. Sono un lampante esempio di marketing sociale le cosiddette pubblicità progresso che vediamo spesso in tv: si tratta spesso di brevi spot pubblicitari che invogliano i spettatori a smettere di avere comportamenti nocivi o sensibilizzano su determinati argomenti. Ad affidarsi al marketing sociale sono per esempio le ong, le associazioni benefiche, che devono catturare l’attenzione del pubblico per ricevere donazioni per la propria causa. È un fortissimo esempio di marketing sociale, per esempio, anche l’attivismo di Greta Thumberg: la giovane si è infatti fatta strumento di una propaganda in favore della sostenibilità. Il suo atteggiamento incarna in pieno quelli che sono i dettami del marketing sociale: costruire una comunicazione che spinga gli ascoltatori ad abbandonare le abitudini nocive per l’ambiente in favore di comportamenti decisamente più green. Corporate social responsibility Spesso anche le aziende si servono delle tecniche proprie del marketing sociale: lo fanno quando devono formare nuovi dipendenti, ma il momento in cui un’azienda utilizza maggiormente il marketing sociale è sicuramente quando deve cercare di rendere chiara la sua corporate social resposibility. Non sai di cosa stiamo parlando? Te lo spieghiamo subito: oggi, le aziende, non possono e non devono semplicemente vendere un prodotto. Devono trasmettere messaggi chiari e soprattutto avere un comportamento etico su molti fronti. Oggi i clienti guardano molto all’aspetto etico di un brand prima di acquistare un determinato prodotto: un’azienda che vuole davvero essere competitiva sul mercato deve fare attenzione a tante cose fino a pochi anni fa trascurate: prodotti naturali, riciclo, sostenibilità, sostegno ad associazioni benefiche. Per dimostrare di avere a cuore la propria responsabilità sociale, le aziende devono dedicare a queste tematiche campagne pubblicitarie ad hoc per informare i clienti di eventuali iniziative in tal senso. Per essere davvero coerente il brand deve oltre che informare spronare clienti e dipendenti a mettere in atto comportamenti etici. È in questa fase che i brand fanno ricorso al marketing sociale. Marketing puro vs marketing sociale Ora che ti abbiamo spiegato di che tipo di marketing si tratta, ci sembra doveroso fare alcune precisazioni. Pur trattandosi di marketing in entrambi i casi, tra il marketing sociale e quello puro ci sono delle sostanziali differenze, soprattutto in termini di risultati. Il marketing puro è una disciplina irrimediabilmente legata alla matematica, che vive di metriche e misurazioni empiriche. I risultati di una campagna di marketing puro sono sempre misurabili, e sono il modo per valutare il successo o l’insuccesso di una campagna. Nel caso di una campagna di marketing sociale, le cose sono leggermente più complicate: come abbiamo detto, il marketing sociale non riguarda la vendita di prodotti ma la promozione e lo sprono verso l’adozione di comportamenti eticamente pregevoli. Si può trattare dello smettere di fumare, dell’aiutare chi ne ha bisogno, del bere responsabilmente, del guidare con prudenza. Capirai che trattandosi di modifiche del comportamento da parte di singoli individui, capirai che misurare i risultati sarà più complicato. In secondo luogo, trattandosi di argomenti piuttosto delicati, realizzare una campagna di marketing sociale richiede molto più tempo e attenzione. Quali sono le campagne che ti sono piaciute di più? Diccelo nei commenti
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Tiziana Troisi 01/04/2022

Chi sono le modelle curvy?
Bellezza= magrezza. Questo era il dogma della moda fino a pochi anni fa. A dominare la scena delle passerelle erano ragazze magrissime, quasi emaciate, fiere portatrici di una taglia 36 europea. Le loro espressioni sempre corrucciate erano l’immagine delle dive di quegli anni. Per esprimere tutta la distanza e l’aspetto etereo dei grandi brand, anche le modelle dovevano avere un aspetto ed un atteggiamento altezzoso. Chi guardava le sfilate doveva rendersi conto che quelle non erano ragazze della porta accanto ma un simbolo di eleganza e glam irraggiungibile. Modelle curvy: la rivoluzione degli anni 2000 Con gli anni 2000 e l’avvento dei social, però, qualcosa è cambiato. Alle ragazze delle nuove generazioni non bastano più le taglie proposte (e imposte) dalla fast fashion. Le giovani della generazione millennial vogliono vedersi rappresentate, vogliono vedere sfilare su quelle passerelle corpi che somigliano alla loro realtà. I primi a captare il sentore di questo cambiamento e a provare a dargli una voce vera e forte sono stati gli editorialisti di Vogue. Nel 2011 la nota rivista piazza in copertina tre bellissime modelle curvy americane, per lanciare un messaggio fortissimo all’industria della moda. Da questa operazione i grandi brand imparano e nel 2016 è la volta di Sports Illustrated che sceglie come nuovo volto della propria campagna la modella curvy Ashley Graham. Un piccolo passo, ma importantissimo per affermare una nuova era nel mondo patinato della haute couture. Oggi, che molti dei taboo messi in piedi dall’industria stanno crollando, la moda curvy pian piano si sta affermando. Per chi non conosce bene questo ambiente, vale la pena fare una leggera digressione, per spiegare chi sono le modelle curvy. Chi sono le modelle curvy? Segni particolari: allegria Curvy è una parola che viene dall’inglese che vuole evidenziare il fatto che nei nuovi corpi rappresentati in passerella abbiano finalmente delle curve. La nuova generazione di modelle è rappresentata da donne procaci e formose che non si vergognano del loro corpo e sono a loro agio con la loro fisicità. Segni particolari delle modelle curvy? Ecco: Taglia 44 o più: dite addio definitivamente alla supremazia della taglia 36-40. Oggi in passerella ci sono (anche) fisici diversi, meno stereotipati, più veri. Corpi normali, con i fianchi pronunciati e pancette appena accennate. Oggi ogni ragazza può vedere il suo corpo rappresentato in passerella e sulle riviste, davvero. Sorriso sulle labbra: dimentica il broncio tipico delle modelle dei grandi brand di qualche anno fa. Le modelle curvy sorridono e portano sulle copertine la felicità e il brio che ci si aspetterebbe da una ragazza della porta accanto. Molti dei grandi brand hanno scelto di adeguarsi a questo nuovo paradigma visivo, creando linee perfette anche per persone che non rientrano nella classica 40. Il segreto del successo dietro alla moda curvy Qual è quindi il segreto del successo delle modelle curvy e più in generale, del nuovo movimento body positive? Rappresentatività: finalmente nel mondo della moda è rappresentato ogni tipo di corpo, finalmente chi non rispetta determinati canoni, trova i capi giusti per vestirsi anche nei negozi di fast fashion. Il concetto di accettazione della diversità trova terreno fertile in questa nuova visione delle cose Orgoglio: il messaggio più forte trasmesso dalle modelle curvy è sicuramente questo: tutti possono piacersi, a prescindere dalla taglia dei propri pantaloni. È importante educare le nuove generazioni e aiutarle a capire che molti aspetti della vita non devono e non possono sempre somigliare a quello che vediamo in tv o sulle riviste. La vita vera è molto più complicata di così. Accessibilità: quante volte è capitato a donne comune di entrare in un negozio per misurare un vestito che piace ma di non trovare la taglia giusta? Spesso anche se la taglia scritta sull’etichetta è quella di sempre, il vestito non entra. Può capitare di sentirsi umiliate dal fatto di non riuscire a calzare un capo che piace, può capitare di sentirsi grasse e inadatte. Oggi, con l’introduzione nella fast fashion di capi curvy, tutte le donne possono sentirsi rappresentate in modo adeguato, senza vivere il disagio da etichetta. La nuova storia della moda La forza del nuovo concetto di moda è quella di aver creato, finalmente, una realtà che sia lo specchio della vita vera. Una vita fatta di imperfezioni e di corpi tutti diversi che non vuole dire per forza sbagliati. La moda curvy, infatti, ci ha aiutato a capire che dietro ogni corpo c’è una storia da raccontare e il suo compito è quello di esaltarne la bellezza.
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