Proximity marketing vs local marketing

Attira i clienti in store e cogli i loro interessi attraverso due tecniche complementari ma non uguali

Tiziana Troisi 05/11/2020 0

In questo post affrontiamo un argomento molto interessante, il marketing di vicinanza che ha a che vedere con l’azienda sotto il suo aspetto fisico e non virtuale.

Abbiamo abbondantemente parlato di come vendere on line ma poco di come attrarre i clienti in negozio o di come “farli rimanere”. In questo articolo proveremo a farlo mettendo a confronto due tecniche diverse e spesso accostate.

Sponsorizzare la tua attività localmente è la stessa cosa di fare marketing di prossimità? Assolutamente no.

I due termini Local marketing e Proximity marketing sono spesso erroneamente confusi. Vediamo come si differenziano fra loro e perché non possono essere sinonimi.

Cos’è il proximity marketing

Il proximity marketing è così definito poiché si rivolge a individui che si trovano in una determinata area. Non si tratta, quindi, di una attività mirata a un target ben definito con aspetti legati all’età o agli interessi, bensi a chi condivide una stessa posizione geografica. Questa area di solito è ben definita ed è quella di uno store fisico.

Come si rileva la presenza di queste persone e come viene veicolato il messaggio? Attraverso dei dispositivi elettronici. RFID, NFC, audio di prossimità, motion capture, eye tracking, iBeacon sono solo alcune delle tecnologie che solo alla base del PM.

Perfetto per comunicare programmazione, trailer e messaggi pubblicitari nei cinema, buoni sconto e promo nei negozi, è l’ideale nei punti informazione per dare, appunto, notizie in tempo reale.

Proximity marketing e tecnologie

Il proximity marketing si avvale quindi di diverse tecnologie che sfruttano l'interazione con il movimento delle persone in una determinata area o attivano un messaggio audio al passaggio di una persona.

Anche la tecnologia touch screen attraverso schermi posizionati accanto ai prodotti, può essere utilizzata. Lo scopo è quello di permettere all’utente di interagire a più livelli espandendo le informazioni sui prodotti e servizi direttamente sugli scaffali.

Possiamo sicuramente dire che i dispositivi di prossimità, appunto, sono fondamentali perché questa strategia possa essere attuata.

Local marketing, perché è diverso

Il local marketing, invece, è l’insieme di tutte quelle strategie di vendita che hanno lo scopo di attrarre in store gli abitanti del quartiere o città in cui si trova.

In questo caso, quindi, parliamo di un’area più vasta e ci troviamo comunque in un'altra parte del funnel. Se nel proximity marketing agiamo su un pubblico già interessato che deve solo essere convertito, in questo secondo caso dobbiamo attrarre i potenziali clienti.

Non solo, se il proximity marketing è attuabile solo attraverso le tecnologie , il local marketing può integrare i mezzi del marketing tradizionale con le strategie, gli strumenti e la velocità del web marketing.

Spesso, infatti, per attrarre persone in store si utilizzano i social o gli annunci web. Si tratta quindi di una strategia complessa che ha anche l’obiettivo di far aumentare la notorietà del business nella propria area di riferimento.

Local marketing o proximity marketing, cosa scegliere?

Come abbiamo visto in questa breve rassegna, si tratta di due strategie completamente diverse.

Ecco perché non possiamo scegliere tra l’una e l’altra, dipende dalle esigenze che bisogna soddisfare. Se hai un’attività nuova della zona, fare local marketing è assolutamente fondamentale.

Se, invece, la tua presenza è già ben strutturata pensare a strategie di proximity marketing può offrirti un aiuto maggiore nella conversione del cliente.

Si può, infine, immaginare anche di farle entrambe. Costruiresti così un percorso di vendita ben definito. Immagina di pubblicizzare la tua azienda locale sui social e di poter individuare attraverso sistemi di proximity marketing la presenza del tuo cliente in una determinata area del negozio.

Queste due attività sinergiche ti consentirebbero di capire quale area del negozio è di maggiore interesse e di personalizzare la comunicazione con il cliente in base ai suoi gusti e alle cose che ha visto.

Interessante vero? Continua a seguire il nostro blog per avere maggiori informazioni su come costruire una campagna di local marketing ad hoc!

Potrebbero interessarti anche...

Tiziana Troisi 20/08/2020

Viral marketing, cos'è e come funziona
Quante volte in questi anni abbiamo sentito dire “quel video è diventato virale”, “quella foto è virale” e via discorrendo? Ma che cos’è veramente il viral marketing? Perché è una strategia utile e come creare campagne veramente virali? Rispondere a tutti questi quesiti non è facile ma proviamo a farlo in questo nuovo appuntamento con la rubrica “Inside marketing”. Approfondiamo un fenomeno del marketing nato con i social che permette in tempi rapidi di far conoscere un prodotto/servizio con una crescita esponenziale! Cos’è il viral marketing Il Viral marketing è una strategia di promozione di un prodotto o servizio, di un brand, di un evento che sfrutta il passaparola del web e la condivisione dei contenuti tra utenti. Esattamente come in un’epidemia nel marketing virale il contagio avviene da un individuo infetto che sia è già venuto a contatto con il contenuto di brand o il messaggio pubblicitario, a un individuo sano, secondo una curva di crescita esponenziale. Attenzione però a non confondere tutto quello che è di successo sul web per viral marketing. Appartiene a questa categoria solo la strategia di marketing che si basa sul fenomeno del buzz ovvero del passaparola. È solo il contenuto il vero “king” in questo caso, tutto l’investimento economico e creativo ruota intorno alla possibilità di creare una naturale shareability. Quando un contenuto è virale Quando si parla di contenuto virale si può fare riferimento a un messaggio che può avere le forme più diverse. I video, i meme, le GIF virali sono gli esempi più immediati di contenuti aziendali che diventano facilmente virali.  A renderli tali è soprattutto la loro immediatezza, la capacità delle immagini di suscitare emozioni e anche la facilità della condivisione di contenuti come questi. Volendo fare il punto sulle caratteristiche che un contenuto virale deve avere potremmo elencarne almeno tre: ·         Emozionante ·         Vicino ·         Visuale La capacità di coinvolgimento richiesta da questo tipo di marketing è importante: non solo deve essere apprezzato ma anche condiviso e consigliato. Perché l’utente partecipi attivamente a questo processo deve sentirsi “toccato” nelle sue emozioni. Non solo, il contenuto è “vicino” quanto è più semplice immedesimarsi nell’immagine o nel video che verrà visualizzato. Non solo immagini e video Il viral marketing, però, non è solo foto e video. Possono essere virali anche installazioni fisiche e happening, tanto che una classificazione più rigida vede guerrilla marketing e ambient marketing come sottoinsiemi del viral marketing. Un esempio veloce? Le challenge lanciate dai personaggi famosi. Qui entra in gioco un altro fattore di cui parleremo più avanti, l’influencer marketing. Questa forma di vendita si basa sulla figura di un personaggio noto e sulle sue capacità di influenzare le scelte d’acquisto dei suoi follower. Il viral marketing può passare anche attraverso la spinta dell’influencer che può segnalare il contenuto al suo seguito e generale il buzz, di cui abbiamo detto prima, che permette poi la propagazione del “virus”. Come funziona il viral marketing e perché usarlo? Diverso dai soliti contenuti pubblicitari e più originale, il messaggio di una campagna virale si basa sull’effetto emotivo. Non si presenta come un messaggio smaccatamente commerciale e orientato alla vendita ma come un contenuto semplicemente godibile e gradevole. Si tratta, quindi, di una strategia che si sviluppa in due tempi. Solo successivamente, infatti, se si è raggiunto il target desiderato, il contenuto virale verrà condiviso spontaneamente e genererà un ricordo positivo. Sarà questo sentimento verso il brand a spingere all’acquisto di un prodotto/servizio o a generare brand awareness. Riuscire a realizzare un contenuto virale, però, non è semplice. È necessario conoscere il proprio pubblico e pensare per loro a qualcosa che li coinvolga a tal punto da volerlo condividere con la propria cerchia sociale!
Leggi tutto

Tiziana Troisi 29/12/2021

Brand identity e brand image: definizioni e differenze
Quanto sei attratto dai brand che si presentano bene? Anche se non vogliamo ammetterlo, l’estetica gioca un ruolo molto importante nelle scelte di acquisto. Proprio per questo motivo, curare l’immagine di un brand è fondamentale. ogni brand deve decidere i valori da trasmettere   e renderli visibili e tangibili nella brand identity. Non sai cos’è la brand identity? Traducendo letteralmente dall’inglese, per brand identity si intende l’identità del brand. Questa identità del brand è creata dal brand stesso ed è fatta di vari aspetti che insieme delineano chi è il brand e dove vuole arrivare. Brand identity: cos’è Quali sono le componenti che formano, di fatto, una brand ideyntity? Di solito, la brand identity è contenuta in un documento unico che raccoglie tutti gli utilizzi dei loghi e delle componenti vis ual del brand e le loro varie declinazioni sui social. La brand identity comprende quindi: Logo Colori e combinazioni degli stessi Valori aziendali Mission e vision Font Brand Mantra Tutti questi aspetti formano la brand identity che è l’aspetto visivo del brand ma non solo: la braùnd identity riguarda anche i valori che il brand decide di abbracciare. La scelta di valori e visual identity deve rispecchiare quello che l’azienda vuole essere agli occhi dei competitor e soprattutto del target. Solitamente queste scelte sono fatte anche in funzione del target di riferimento. È proprio per strizzare l’occhio al target di riferimento che il brand sceglie determinate caratteristiche della sua identità. Per catturare l’attenzione del target si usano determinati colori o font: se per esempio un brand vuole fare colpo sui giovan8i adolescenti, userà colori più accessi e un font molto simile a quello dei social più frequentati Quando si parla di brand identity, si parla di un’ idea di identità creata proprio dal brand, convinto forse che quegli accorgimenti bastino a dare a chi vede il brand dall’esterno la percezione desiderata. Ti spiego meglio: se un brand di cosmetici vuole fare colpo su un determinato target sceglierà un modo di comunicare che sia affine al suo target potenziale, essendo quasi  sicuro di aver fatto centro. La percezione di un brand, purtroppo o per fortuna, non passa solo attraverso la brand image decisa “a tavolino” dal brand stesso.  Nell’epoca dei social poi, la percezione da parte degli utenti si canalizza spesso tutta in gruppi o piccole comunity. Brand image: cos’è Oggi, prima di comprare un prodotto chiunque cerca in rete opinioni sul prodotto stesso, per capire se vale davvero la pena acquistarlo. Quello che un brand deve davvero tenere in considerazione, oltre alla brand identity, è soprattutto la brand image. Il termine brand image vuole racchiudere tutte quelle che possono essere considerate le percezioni esterne riguardo al brand stesso. In poche parole la brand image risponde in modo piuttosto diretto alla domanda:  “Cosa pensano del mio prodotto?” Parte della brand image sono quindi le opinioni della community di riferimento.  Ma non solo: la brand image di fatto è la percezione mentale che si ha del brand e dei valori che esso veicola. Per esempio, per molti anni il brand Xiaomi è stato vittima di una brand image negativa dovuta all’origine asiatica dei suoi prodotti. Nonostante l’obboettiva qualità del brand, questo veniva snobbato in favore di brand più blasonati. Brand identity e brand image: differenze Ora che sai che la brand identity non è una sola ma ha due facce, proviamo ad approfondirle insieme, illustrandoti le differenze principali tra brand image e brand identity: La brand identity può essere sempre decisa e controllata a priori: capita molto spesso anzi che alcuni brand decidano di cambiare la brand identity per migliorarsi. La brand image invece non può essere controllata proprio perché dipende da fattori esterni La brand image si fonda prima di tutto sulle emozioni e sulle percezioni soggettive, può quindi variare moltissimo da persona a persona. La brand identity si basa invece su qualcosa di tangibile, che non è interpretabile diversamente, a meno che nelle intenzioni del brand stesso non ci sia una volontaria ricerca di ambiguità. La brand image risulta purtroppo, a differenza dell’idemtity, più difficile da sondare e “quantificare” Come conciliare queste due facce: spesso, brand image e brand identity non coincidono. Se dovesse succedere il contrario, vuol dire che il team marketing ha fatto un ottimo lavoro.   E tu, conoscevi queste definizioni? Diccelo. Quanto sei attratto dai brand che si presentano bene? Anche se non vogliamo ammetterlo, l’estetica gioca un ruolo molto importante nelle scelte di acquisto. Proprio per questo motivo, curare l’immagine di un brand è fondamentale. ogni brand deve decidere i valori da trasmettere   e renderli visibili e tangibili nella brand identity. Non sai cos’è la brand identity? Traducendo letteralmente dall’inglese, per brand identity si intende l’identità del brand. Questa identità del brand è creata dal brand stesso ed è fatta di vari aspetti che insieme delineano chi è il brand e dove vuole arrivare. Brand identity: cos’è Quali sono le componenti che formano, di fatto, una brand ideyntity? Di solito, la brand identity è contenuta in un documento unico che raccoglie tutti gli utilizzi dei loghi e delle componenti vis ual del brand e le loro varie declinazioni sui social. La brand identity comprende quindi: Logo Colori e combinazioni degli stessi Valori aziendali Mission e vision Font Brand Mantra Tutti questi aspetti formano la brand identity che è l’aspetto visivo del brand ma non solo: la braùnd identity riguarda anche i valori che il brand decide di abbracciare. La scelta di valori e visual identity deve rispecchiare quello che l’azienda vuole essere agli occhi dei competitor e soprattutto del target. Solitamente queste scelte sono fatte anche in funzione del target di riferimento. È proprio per strizzare l’occhio al target di riferimento che il brand sceglie determinate caratteristiche della sua identità. Per catturare l’attenzione del target si usano determinati colori o font: se per esempio un brand vuole fare colpo sui giovan8i adolescenti, userà colori più accessi e un font molto simile a quello dei social più frequentati Quando si parla di brand identity, si parla di un’ idea di identità creata proprio dal brand, convinto forse che quegli accorgimenti bastino a dare a chi vede il brand dall’esterno la percezione desiderata. Ti spiego meglio: se un brand di cosmetici vuole fare colpo su un determinato target sceglierà un modo di comunicare che sia affine al suo target potenziale, essendo quasi  sicuro di aver fatto centro. La percezione di un brand, purtroppo o per fortuna, non passa solo attraverso la brand image decisa “a tavolino” dal brand stesso.  Nell’epoca dei social poi, la percezione da parte degli utenti si canalizza spesso tutta in gruppi o piccole comunity. Brand image: cos’è Oggi, prima di comprare un prodotto chiunque cerca in rete opinioni sul prodotto stesso, per capire se vale davvero la pena acquistarlo. Quello che un brand deve davvero tenere in considerazione, oltre alla brand identity, è soprattutto la brand image. Il termine brand image vuole racchiudere tutte quelle che possono essere considerate le percezioni esterne riguardo al brand stesso. In poche parole la brand image risponde in modo piuttosto diretto alla domanda:  “Cosa pensano del mio prodotto?” Parte della brand image sono quindi le opinioni della community di riferimento.  Ma non solo: la brand image di fatto è la percezione mentale che si ha del brand e dei valori che esso veicola. Per esempio, per molti anni il brand Xiaomi è stato vittima di una brand image negativa dovuta all’origine asiatica dei suoi prodotti. Nonostante l’obboettiva qualità del brand, questo veniva snobbato in favore di brand più blasonati. Brand identity e brand image: differenze Ora che sai che la brand identity non è una sola ma ha due facce, proviamo ad approfondirle insieme, illustrandoti le differenze principali tra brand image e brand identity: La brand identity può essere sempre decisa e controllata a priori: capita molto spesso anzi che alcuni brand decidano di cambiare la brand identity per migliorarsi. La brand image invece non può essere controllata proprio perché dipende da fattori esterni La brand image si fonda prima di tutto sulle emozioni e sulle percezioni soggettive, può quindi variare moltissimo da persona a persona. La brand identity si basa invece su qualcosa di tangibile, che non è interpretabile diversamente, a meno che nelle intenzioni del brand stesso non ci sia una volontaria ricerca di ambiguità. La brand image risulta purtroppo, a differenza dell’idemtity, più difficile da sondare e “quantificare” Come conciliare queste due facce: spesso, brand image e brand identity non coincidono. Se dovesse succedere il contrario, vuol dire che il team marketing ha fatto un ottimo lavoro.   E tu, conoscevi queste definizioni? Diccelo.
Leggi tutto

Gabriella Avallone 22/05/2021

Dove c’è marketing c’è casa: la storia di IKEA
Se pensi all’arredo di casa è difficile non fare prima un giro da IKEA, una della più grandi realtà mondiali dell’arredamento. Il pensiero sorge spontaneo ed immediato perché oltre ad avere una vastissima scelta di arredi, Ikea è pratica. Puoi comprare il mobile che vuoi, montarlo tu stesso. Inoltre la scelta degli interni è vastissima, ha molti stili differenti e sicuramente anche il tuo. Per non parlare poi dei prezzi vantaggiosi rispetti ai suoi competitor.   Ma la maggior parte di questo successo non sono i prodotti IKEA bensì la strategia di comunicazione e marketing che c’è dietro.   Vediamo la storia di IKEA   Ikea nasce in Svezia nel 1945 ad Älmhult, grazie a Ingvar Kamprad, suo fondatore. La sigla è l’acronimo di Ingvar Kamprad Elmtaryd Agunnaryd, ovvero il nome e cognome del fondatore, più il nome della fattoria di famiglia (Elmtaryd) e persino del paese in cui egli è cresciuto (Agunnaryd).   La società ha sempre avuto un grande legame con il paese d’origine e lo mantiene ancora oggi attraverso i colori del blu e del giallo della bandiera svedese, nello stile e nella filosofia di vita: non sprecare nulla. È proprio grazie all’attenzione ai costi superflui, ai prezzi bassi e l’essere così accessibile che Ikea oggi è uno dei brand più conosciuti dell’interno pianeta.   La strategia marketing Ikea   A far classificare Ikea tra i Love Brand la strategia integrata che nel tempo ha saputo sfruttare tutti gli strumenti tradizionali di comunicazione sia online che offline. Se Ikea non viene vista solo con un fornitore di arredi ed accessori ma come un vero e proprio fornitore di contenuti è la strategia di content marketing.   In primis è stata la prima tra le aziende a promuovere contenuti che rispecchiassero la mission aziendale, dai valori al design, i servizi ed i rapporti interni del team di lavoro. Life Improvement Store è infatti, da sempre, il motto aziendale.   Lo storytelling   Il catalogo di Ikea non è mai stato un raccoglitore di prodotti presenti in store ma bensì anche il modo tramite il quale il brand si raccontava ed entrava nelle case della gente. Lo storytelling è una delle ragioni di successo delle sue campagne. Basti pensare che le copie stampate ogni anno sono oltre 200 milioni, diverse centinaia di pagine, in oltre 38 edizioni in almeno 17 lingue differenti. Tutto questo non fa del catalogo Ikea una semplice brochure ma bensì la storia di un brand a portata di mano.     Il Catalogo Ikea è stato considerato uno degli oggetti di comunicazione più potenti che ci sia mai stato, ancora oggi studiato per via del suo geniale modo di raccontare storie e momenti di vita di tutti i giorni. Un’invenzione che va ben oltre un semplice raccoglitore di prodotti e prezzi.   L’innovazione   Il brand è legato alla tradizione e alla voglia di raccontarsi ma si mette ogni anno in gioco per crescere in ambito di innovazione. Questo è alla vista di tutti attraverso il Catalogo Ikea ora interattivo, attraverso l’app IKEA Place che permette di provare gli arredamenti nelle stanze della propria casa in 3D sfruttando la tecnologia AI, intelligenza artificiale per la realtà aumentata.   Campagne Marketing   Tra le campagne più rinomate, il video lanciato nel 2015, in concomitanza con l’ultima invenzione Apple. Il video divenuto ben presto virale, mostrava la poesia dello sfogliare con le mani la carta del catalogo, sentendola tra le dita, una pubblicità in netto contrasto con gli eBook. Oppure milioni di pubblicità cartacee e cartelloni pubblicitari sempre con tono scherzosi e pungenti, come quella relativa allo sconto sulle culle per i nuovi nati.     Ambient Marketing ed il Guerilla Marketing   Uno dei mezzi più potenti sfruttati al meglio dalla multinazionale è l’ambient marketing. Le installazioni presenti sia all’interno dello store, che consente quindi di vivere determinati ambienti e anche fuori dallo shop.   Nella metro parigina di Medeleine fu arredata con mobili ed accessori brandizzati. Questo è successo anche in altri luoghi ovviamente, come alle fermate dei bus in centro città. Una strategia che trasforma un catalogo in qualcosa di fisico che si può provare e vedere. Ha di sicuro un impatto molto più forte rispetto ad un cartellone pubblicitario.     Social   “Ikea è casa e quotidianità” un ideale che risuona in ogni canale social che è appositamente studiato per promuovere questo messaggio al cliente. La strategia perseguita è quella di dedicare una pagina per ogni Paese, piuttosto che un’unica globale. Questa scelta offre una comunicazione diversificata a seconda della lingua, contenuti ed abitudini.   Originalità   Emblematico fu il caso in cui per sbaglio su Facebook ci fu un post Ikea di sei lettere casuali “hhsdjh” che divenne in pochi secondi uno dei contenuti più virali di sempre. Per sfruttare a proprio vantaggio l’occasione, Ikea ha coinvolto i suoi utenti ad utilizzare l’hashtag #hhsdjh per condividere riflessioni sul tema dell’errore e per promuovere un’edizione super iconica della shopper blu da regalare ai fan con su scritto proprio quelle lettere.     La campagna eclatante con l’aggiunta di “Ops” per sottolineare ancora una volta l’errore che si è saputo tramutare in un vantaggio inaspettato.   Seguici per altre curiosità nel mondo del marketing!
Leggi tutto

Lascia un commento

Cerca...