Nutella: ricetta per una strategia perfetta

Tra tv, web e social scopriamo insieme il potere della sua comunicazione

Paola Palmieri 05/02/2021 0

Da Carosello a oggi ne è passato di tempo e, negli anni, la comunicazione di Nutella si è rafforzata sempre più. Se oggi si festeggia il Nutella world day un motivo ci sarà, per capirlo facciamo insieme un passo indietro: iniziamo con un po’ di storia.

L’origine

Parli di crema spalmabile alle nocciole e ti viene in mente lei: la Nutella. Ma come nasce? Essa prende vita da un’idea di Pietro Ferrero mente imprenditoriale che, dopo la Seconda guerra mondiale, per sopperire alla scarsità di cacao si inventò questa ricetta tutta nuova: zucchero, nocciole e pochissimo cacao. Da allora fu subito un successo e, se la ricetta è rimasta immutata negli anni, la comunicazione no. Si è evoluta ed ha saputo sfruttare al meglio ogni canale a sua disposizione, fino ai giorni nostri. Indaghiamola più da vicino. 

Il packaging

Il segreto è racchiuso tutto nel vasetto diventato ormai icona: in origine, e parliamo del 1964, aveva una forma più o meno squadrata qualche anno più tardi ha assunto la forma che conosciamo noi tutti oggi. Tondeggiante, rigorosamente in vetro, con tappo in plastica bianco, etichetta con marchio in evidenza e possibilità di riciclarlo in mille modi. Molti quelli entrati nelle case degli italiani e negli ultimi anni si è avvicinata ancor di più ai clienti offrendo loro la possibilità di personalizzarli ed è la svolta. 

Le tappe principali

• È il 2013 e l’azienda lancia la campagna “Nutella sei tu” con la possibilità di vedere il proprio nome stampato sul vasetto.

• 2014: è la volta delle frasi motivazionali

2015: espressioni dialettali compaiono in etichetta, facendoci compiere un bellissimo viaggio lungo lo stivale attraverso le espressioni più tipiche dal “daje” allo “jamme jà”.

2016: arriva la lampada con luci a led e connettore USB

2017: la limited edition e la possibilità di ricevere uno speaker bluetooth a forma di vasetto

2018: la partnership con Alessi regala un orologio da collezionare

• Nel 2019 Nutella sfrutta il barattolo per veicolare messaggi importanti: “anche se siamo tutti diversi, c’è sempre qualcosa che unisce”. Ogni vasetto ha un solo gemello ed è caccia a quello uguale al tuo. E qui c’entra lo zampino di internet.

Le pubblicità

La comunicazione di Nutella ha contribuito alla costruzione di una brand image grazie alla pubblicità sia cartacea che audiovisiva. Al centro di queste campagne c’è sempre un fattore emozionale, punta sul senso di famiglia (il target) e fa leva su sentimenti genuini. È così che prendono forma i primi slogan.

Da “L’esperienza delle mamme è sempre Nutella” agli anni Ottanta con “Energia per fare e pensare” fino allo slogan con cui tutt’oggi identifichiamo la crema spalmabile “Che mondo sarebbe senza Nutella?”. In ciascuna delle pubblicità stampate o andate in onda negli anni si è poi sottolineato sempre la qualità del prodotto e così la sua unicità: il vero segreto del suo successo. 

I social

Così veniamo ai giorni nostri, Nutella è sempre stata al passo con i tempi e lo ha dimostrato ancor di più aprendo un proprio canale Youtube dove trasmette “Storie di colazione”. Qui si crea un legame speciale con i consumatori che diventano essi stessi protagonisti delle strategie di marketing e comunicazione dell’azienda. Che ne dici di dare uno sguardo alla sezione apposita dedicata ai fan sul sito? 

La scelta poi di affidarsi a testimonial di successo come nel 2017 con Luca Argentero completa il quadro e ne sottolinea la scelta vincente in linea con tutte le altre. Oggi continua a mietere successi lanciando #challenge interessanti e non temendo competitor alcuno: abbiamo ancora molto da imparare da lei

Se la storia di questo brand ti ha appassionato non perderti i prossimi appuntamenti di marketing e non solo

 

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Gabriella Avallone 30/06/2021

I principi della Gestalt e il marketing
Soprattutto in questi periodo di sessioni estive, molti studenti di Comunicazione e Marketing saranno alle prese con i grandi “principi della Gestalt” gli studi per capire cosa riesce ad influenzare la percezione, per questo fondamentali in questo campo. La teoria della Gestalt infatti insegna a capire come percepiamo la realtà circostante.   Ma partiamo dall’inizio.   Che cos’è la Gestalt   La Gestalt è una scuola di psicologia Tedesca del XX secolo, che letteralmente, dal tedesco significa “psicologia della forma” o della “rappresentazione”. È incentrata sui temi della percezione e dell’esperienza. Questi studi continuarono poi negli Stati Uniti per diversi anni.   Gli studi e gli esperimenti che vennero fatti si focalizzavano sulla capacità dell’individuo di percepire la realtà. Nel marketing vengono ancora oggi sfruttati per incitare la capacità mentale e d’interpretazione di noi tutti. Per semplificarlo è possibile ricorrere a delle immagini.   Le leggi della Gestalt:   -       Legge della prossimità: per natura un essere umano tende a raggruppare elementi simili (gruppi coerenti) per far sì che abbiano una struttura e un ordine. Questo dimostra che la percezione di un oggetto non si limita ai singoli elementi che lo compongono ma è un’elaborazione dell’insieme.     -       Legge della somiglianza: da questi studi infatti è emerso che il cervello umano tende a mettere in relazione oggetti simili tra loro in modo piuttosto automatico, li classifica perciò per forma, per colore e per dimensione. Più elementi vicini tra loro verranno percepiti come uno solo.     -       Legge della chiusura: se vedi un cerchio semiaperto, è naturale che la nostra mente è portata a trovare i componenti mancanti dell’immagine e delle figure per ricondurle a rappresentazioni o forma che già conosce.     -       Legge del Destino Comune: Inoltre la mente percepisce come “appartenenti allo stesso gruppo” elementi che sembrano muoversi nella stessa direzione.     -       Legge della Figura/Sfondo: Persino con lo studio dei contrasti cromatici emergono diverse immagini. Per convenzione la prima che si nota è considerata una “figura” mentre l’altra “sfondo”.     -       Legge della Percezione Multistabile: Elementi con caratteristiche affini quindi per forma, colore, dimensione, vengono percepiti come un’unità consolidata. Immagini aperte a più interpretazioni vengono percepite come due immagini differenti.     Proprio perché riguarda le immagini e la percezione che questa scuola di pensiero è molto importante in ambito aziendale. Non solo nel marketing ma anche nel design e nell’architettura. Nelle aree di Marketing e Comunicazioni viene applicata maggiormente, per l’ideazione di annunci pubblicitari, creazioni di immagini e loghi che possano coinvolgere ad aumentare la Brand Awareness.   Esempi iconici restano il logo del WWF o il design di Canon o di Coca Cola, che hanno studiato design per catturare l’immagine percettiva degli individui da più punti di vista.
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Paola Palmieri 11/12/2020

Guerrilla marketing: cos’è e perché usarlo
Tra le definizioni che più rappresentano questa tipologia di marketing vi è quella che lo considera “un insieme di modi non convenzionali per raggiungere obiettivi tradizionali”. In che modo e perché lo affronteremo nel corso del nostro articolo ma prima ci interessa bene capire cos’è. Cos’è il Guerrilla marketing L’uso del termine guerrilla sembra venir fuori dal gergo militare: la guerriglia, appunto che, stando alla definizione di Wikipedia, altro non è che “una forma di conflitto armato in cui una delle due fazioni combattenti preferisce ad un esercito regolare formazioni autonome che trovano appoggio nella popolazione locale destabilizzando il nemico”.  Come il Guerrilla marketing, dal canto suo, destabilizzi il mercato è presto detto: con azioni fuori da qualsiasi schema di marketing ma con in mano una strategia vincente. Ideale per grandi imprese ma anche per piccoli business: opzione migliore per vincere la competizione e guadagnarsi l’attenzione del cliente. Stiamo parlando di una chiara strategia pubblicitaria ma facciamo un piccolo passo indietro. Guerrilla marketing: un po’ di storia Il termine nasce negli anni 80, precisamente nel 1984, coniato da Jay Conrad Levinson che, nel suo libro Guerrilla Advertising, ne presenta le principali caratteristiche. Come si presentava il mercato allora?  Erano gli anni in cui cominciava ad affacciarsi per la prima volta la pubblicità come la conosciamo oggi e che è entrata nel nostro immaginario collettivo: un target, una campagna e un buon investimento. Chi non disponeva di grosse somme, però, come avrebbe fatto ad emergere?  Con il Guerrilla marketing appunto! Una fine strategia in 7 punti: scopriamoli insieme: • Individuare il target • Stabilire il budget • Individuare nicchia di mercato • Spiegare i goal marketing cioè cosa voglio che faccia il cliente • Come raggiungere gli obiettivi • Definire gli strumenti di marketing più adeguati • Nella “non convenzionalità” non perdere mai di vista l’identità del proprio business.  Bisognerà aspettare gli anni duemila per vederlo affacciarsi sulla scena italiana con un gruppo di creativi pronti all’azione.  Principali caratteristiche L’idea di base è trovare sempre il modo di stupire nel promuovere il brand. Le caratteristiche principali sono: • L’unicità • L’essere ancorato alla realtà locale • Il successo a prima vista • L’effetto sorpresa. Perché dovresti usare il Guerrilla marketing Diverse in realtà sono le ragioni per cui inserirlo nella tua strategia: 1. Budget bassi: puoi ottenere grandi risultati anche con un budget ridotto. 2. Con mosse astute puoi battere i tuoi competitor (non importa quanto grandi siano). 3. La viralità della campagna 4. Diventare memorabile. Ma come impostare una campagna del genere? Diverse le strategie che puoi mettere in campo contro il nemico, vediamone alcune: 1. Graffiti: la street art più efficace e coinvolgente 2. La tua vetrina: se hai un negozio fisico usa tutta la creatività possibile 3. Stickers: basso costo e stupefacenti 4. Flashmob: con performance dal vivo 5. Wait marketing: alla fermata del bus o alla metro 6. Passaparola 7. Altre tipologie più connesse al mondo offline che online. A questo punto hai in mano tutte le informazioni utili per impostare una tua campagna ma manca un ultimo tassello: qualche esempio concreto. Inseriamolo.  Campagne di Guerrilla marketing di successo: alcuni esempi Una della Guerrilla marketing più sconvolgenti e di maggior successo di tutti i tempi è stata quella sviluppata da Red Bull nel 2012. Il paracadutista Baumgartner è salito nella Stratosfera e si è lanciato per 128.100 piedi. 8 milioni gli spettatori incollati al video.  Altri esempi anche nel sociale per sensibilizzare su temi quali la SLA: chi non ricorda la sfida del secchiello ghiacciato? E tu hai visto qualche campagna di Guerrilla marketing che ti ha colpito particolarmente? Scrivicelo nei commenti e continua a seguire il nostro blog per essere aggiornato sempre sul mondo del marketing e non solo.  
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Gabriella Avallone 17/02/2021

Brand Reputation, non ne abbiamo mai abbastanza
Sempre più importante per un’azienda è la sua reputazione, ovvero cosa pensano le persone di un brand.   Attraverso attività di public relations e marketing strategico si cerca sempre di alimentare la cosiddetta: “Brand Awareness”, che altro non è che il grado di conoscenza della marca da parte del pubblico. Essa si esprime attraverso la percentuale dei consumatori in target che ricorda la marca senza alcun bisogno di uno stimolo verbale o visivo (ricordo spontaneo), ma anche di quelli che lo fanno dopo averlo ricevuto (ricordo aiutato). Difatti la notorietà di una marca non è sempre spontanea, il più delle volte va “sollecitata” attraverso stimoli esterni e messaggi.   Che cos’è la Brand Reputation:   È l’insieme delle percezioni, valutazioni e aspettative che le persone hanno nei confronti di un determinato brand. La Brand Reputation è dovuta ad una serie di fattori come comportamenti ed iniziative, la storia e la comunicazione.   Nell’era digitale ha acquisito ancora più importanza proprio perché ogni azienda deve tenere a mente i valori nei quali si rispecchia, soprattutto quando comunica online, perché si ha meno controllo di quello che può essere associato al proprio brand. Avere una personalità forte invece aiuta a farsi conoscere, non solo dai potenziali clienti ma anche di tutti coloro che lavorano a stretto contatto con l’azienda stessa come gli stakeholder, dipendenti, fornitori ed altre aziende.   Poniamo ad esempio che tutti parlino bene di un determinato brand, che ha deciso da poco di sfruttare materiali sostenibili per la realizzazione dei suoi capi. Il brand organizza particolari iniziative a testimonianza del suo impegno e rispetto dell’ecosistema e poniamo il caso che un consumatore X sia molto sensibile al tema. Dopo aver “sentito dire” da terzi o letto sui social del voler limitare i danni ambientali da parte del brand in questione, potrebbe esserne maggiormente attratto. A questo punto dopo aver ricevuto informazioni, feedback e letto recensioni, la sua reputazione nei confronti di questa marca aumenterà ed acquistando un semplice maglione si sentirà parte di questo messaggio positivo. Naturalmente si sentirà in grado di condividere la sua idea con chi gli è più vicino o perché no, magari anche a tutti i suoi follower.   Questo esempio potrebbe valere anche, e soprattutto, con chi lavora all’interno di una determinata azienda, allora la sua voce in capitolo sarà ancora più forte. Se un dipendente ti dicesse che realmente l’azienda si sforza ad utilizzare materie sostenibili per la realizzazione dei suoi capi, è diverso da leggerlo da un post sponsorizzato. Questo, unito alle numerose azioni di comunicazione, serve ad alimentare la Brand Reputation della firma. Pertanto è molto importante che ci sia una forte coerenza tra i valori che si vogliono trasmettere e quelli a cui si crede realmente.   Come si costruisce la Brand Reputation:   Costruire una reputazione del proprio brand non è sicuramente una cosa semplice, al contrario è un processo lungo e faticoso ma di certo non impossibile. L’importante è credere davvero nei valori che si vogliono comunicare e affiancare a quelle idee, fatti concreti e dimostrabili.   Costruire una Brand Reputation valida è piuttosto complesso perché dopo anni di atteggiamenti positivi, inclusi i comportamenti adottati sul lavoro, basta una situazione mal gestita per distruggerla. A quel punto recuperare sarà difficile, avere una reputazione negativa spesso può uccidere un brand, anche perché non dimentichiamo che si tratta della percezione delle persone nei confronti della nostra azienda, quelle stesse persone che la portano avanti. Nemico indiscusso della brand reputation è il passaparola, che si diffonde a effetto domino in modo costantemente negativo, affossando a poco a poco il brand.   Con una costante comunicazione forte e chiara dei valori dell’azienda e soprattutto un po' di coerenza, non dovrebbero ad ogni modo esserci problemi. Dare importanza alla:   -       Storia del Brand, -       Modalità di lavorazione, -        Scelta delle materie prime, -       Iniziative, -       Customer Service, -       Modalità di fruizione, -       Scontistiche, -       Impatto ambientale, -       Trattamenti per dipendenti e fornitori, -       Comunicazione limpida (sito e social).   Potrebbero essere un buon punto di partenza. E tu, credi di sapere cosa pensano le persone del tuo business?
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