Come si crea un Business Plan

Che cos'è un business plan e a cosa serve

Gabriella Avallone 02/09/2020 0

Iniziamo col dire che questo particolare documento è fondamentale per intraprendere un progetto. È utile se si vuole illustrare l’iniziativa per intero, mostrandone pregi, difetti e strategie di vendita per riuscire a riscuotere, laddove fosse possibile anche dei finanziamenti. 

Il business plan è un documento analitico che ha diverse finalità: 

- Illustrare la strategia: mostrare tutti i passi di come si intende procedere, tenendo ben presente la mission e gli obiettivi che si intendono raggiungere a breve e medio termine, cercando di puntare a mete sempre più ambiziose. 

- Identificare punti di forza e debolezza: attraverso un’analisi di mercato chiamata SWOT ANALYSIS è possibile individuare quelli che sono i punti di critici del progetto e quali invece le sue potenzialità così da riuscire a sfondare in quel segmento di mercato. 

- Budget: stilare un dettagliato piano che comprenda anche tutti i costi di creazione e mantenimento del progetto, ovviamente reali ed attinenti a seconda di quello che necessita la realizzazione dello stesso. 

- Reperire finanziamenti: lo scopo di illustrare l’intero piano potrebbe essere quello di reperire finanziamenti per il progetto, che naturalmente potranno essere di vario tipo come prestiti, mutui o finanziamenti a fondo perduto (senza un business e plan che si rispetti sarebbe impossibile pensare di chiederli).

- Trovare sponsor e partner: il business plan potrà aiutarci a trovare partner attinenti al nostro settore con possibili joint venture, clienti, fornitori e distributori interessati al progetto in questione. 

- Il business plan è decisamente un documento necessario per la gestione e lo sviluppo di tutte le imprese è fondamentale per una buona redazione del piano che tenga conto di tutti gli aspetti necessari per la sua realizzazione.

Altro aspetto particolare di questo documento è che non è statico ma si modifica nel tempo. Segue infatti l’impresa stessa nella fase di start up, sviluppo e maturità.

Le parti fondamentali del business plan:

- Executive Summer che indicherà le parti principali e le più rilevanti del piano. Si espone in poche pagine ed in modo chiaro e conciso. 

- Grafica di qualità: bisogna attirare per ottenere consensi positivi. Attirare non vuol dire essere troppo appariscente, si rischia altrimenti di essere controproducenti e deviare l’attenzione dei nostri spettatori. Un layout chiaro e pulito potrebbe essere la mossa vincente, la prima impressione è quella che conta, non dimentichiamolo! 

- Definizione degli obiettivi, mission, fattori critici e di successo.

- Analisi di mercato: con l’analisi SWOT indicare punti di forza e debolezze. Inclusi i i successi già raggiunti e quelli a cui si vuole puntare. 

- Descrizione e illustrazione del prodotto/servizio/impresa in questione, incluse le caratteristiche fisiche, le finalità, i punti attrattivi e le possibili evoluzioni. 

- Distribuzione, tempi e listino prezzi.

- Concessioni e permessi legali per metterlo in atto rapportandolo alla concorrenza e comprendendone vantaggi competitivi per attirare il cliente. 

- Target: scegliere la categoria di persona alla quale è indirizzato il progetto.

- Finanze: l’attuale portafoglio clienti, costi e margini di profitto. 

- Indicare la catena del valore offerto: modelli di produzione, somministrazione ecc.

- Prodotti/servizi futuri: indicare se sono in programma innovazioni in quali tempi previsti 

- Strategie di marketing e comunicazione per la promozione del prodotto/servizio in questione, seguendo le leve del Marketing Mix. 

- La struttura del management interno

- Analizzare le funzioni aziendali: produzione, approvvigionamento, marketing, vendita, ricerca e sviluppo. 

- Piano operativo, assistenza post-vendita, fattori di influenza esterni.

Se sei interessato ad approfondire uno o più di questi argomenti, lascia un commento! Cercheremo di rispondere a qualsiasi tuo dubbio o perplessità.

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Gabriella Avallone 16/09/2020

Perché Philip Kotler viene citato in tutti i libri di marketing?
Philip Kotler è stato definito il padre del marketing moderno e ancora il guru del management dal Financial Times, dopo Jack Welch, Bill Gates e Peter Drucker. È riconosciuto come l’esperto al mondo delle strategie di marketing ed è impossibile non averne sentito parlare. Le teorie di Kotler sono infatti onnipresenti sui libri di marketing proprio perché egli ha dato un importante contributo alla strutturazione del marketing in quanto disciplina scientifica.   La sua opera più conosciuta è Marketing Management, di cui la prima edizione risale al 1967. Questo testo è riconosciuto tra i più autorevoli in questo ambito ed è difatti ancora diffuso nelle università di Business di tutto il mondo. Kotler sostiene la necessità di fondare l’idea di marketing su una base scientifica, dal punto di vista manageriale, anziché puramente merceologico, come avveniva prima di lui.   Il Marketing da prima conosciuto come funzione d’impresa diventa dopo di lui il processo di gestione dell’intera impresa.   Vediamo alcuni dei più importanti studi di Kotler sul marketing:   Orientamento al mercato: Con le sue idee Kotler ha rivoluzionato quello che era considerato Marketing prima di lui, infatti si può dire che egli ne ha ribaltato la direzione tradizionale che prima avveniva dall’interno all’esterno dell’impresa e che ora cambia rotta.   Il passaggio Production Oriented per organizzare la produzione in modo che il prodotto finale sia efficace e di qualità dovrà per forza comprendere le leggi di mercato. Individuare il mercato o ancor meglio il cliente è fondamentale per comprendere i bisogni insoddisfatti e rispondere con un’offerta di qualità che potrà essere apprezzata maggiormente a chi la stiamo proponendo. Kotler spiega che il Marketing non è un processo lineare ma circolare e che per entrare in un’ottica competitiva necessita di individuare le opportunità, i punti di forza che agiscono sul mercato.   Il concetto di marketing ampliato:   Kotler estende il campo d’azione del marketing, conferendogli una definizione molto più ampia ovvero: “strumento per comprendere, creare, comunicare e distribuire valore”.   Modello delle quattro P:   Impossibile non averne sentito parlare prima del noto modello delle quattro P e del marketing mix secondo Philip Kotler. Questo concetto era stato già introdotto da Jerome McCarthy ma la diffusione si deve a Kotler. Il modello racchiude e organizza le attività di marketing operativo in 4 passaggi: -       Product; -       Price; -       Placement; -       Promotion.   In seguito sono state aggiunte altre voci a questo modello come ad esempio la sesta P di Packaging.   Modello delle quattro C:   Successivamente Kotler ampia il modello precedente ed associa alle P il modello delle quattro C, che stanno per:   -       Customer value, ovvero il valore per il cliente; -       Costo per il cliente; -       Convenienza; -       Comunicazione   Questo modello evidenzia l’importanza del valore del cliente che viene prima di ogni altra cosa. Con le sue intuizioni si iniziò a focalizzarsi sul cliente, target o prospect. Un aspetto fondamentale che getta le basi anche per le conoscenze in campo di digital marketing.   Questo articolo ti è stato d'aiuto? Se desideri approfondire qualche aspetto del marketing che ancora ti è poco chiaro scrivici nei commenti! 
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Tiziana Troisi 11/03/2021

Performance Marketing: tutto quello che devi sapere
Molti associano il marketing alla psicologia e più in generale alle materie umanistiche, quelle cioè, che studiano i comportamenti umani. Se è vero che molti aspetti del marketing rimangono ancora legati al lato psicologico- comportamentale, è anche vero che molto è cambiato con l’arrivo della rete e del marketing digitale. Numeri, metriche, risultati: il marketing digitale sembra avere molto a che fare con la matematica. A contare, oggi, sono soprattutto le performance. È da queste riflessioni che nasce la disciplina del performance marketing. Ne avete sentito parlare ma non avete ben chiaro di cosa si tratti? Ve lo spieghiamo subito. Si definisce performance marketing quel tipo di marketing che orienta le proprie campagne verso l’obbiettivo di ottenere, appunto, risultati migliori. Come abbiamo detto, nel marketing digitale, tutto si può misurare. Quali sono le metriche attraverso cui si possono valutare le performance di una campagna? Ecco quelle più importanti: CTR click trough rate: la percentuale di click avuti per un determinato link, post o call to action. Se per esempio avete realizzato una newsletter dove avete invitato i vostri clienti a cliccare su un determinato link per visitare il vostro sito, scaricare un contenuto o altro, questo valore vi dirà quanti lo hanno fatto davvero. Il rischio? Nessuno aspetta l’arrivo della vostra mail. Queste metriche sono soggette a tantissimi fattori e spesso, i risultati non sono quelli sperati. Conversion Rate: questo è forse la metrica più importante da monitorare, soprattutto se avete un e- commerce.  Monitorare i click, non basta. A dimostrare che la vostra campagna è riuscita davvero è il conversion rate o tasso di conversione. Questo dato vi aiuterà a capire quanti di quei click si sono trasformati in veri acquisti. Performance Marketing: non sono solo numeri Possono sembrare semplici numeri, ma queste metriche sono fondamentali. Non solo per l’azienda ma ma soprattutto per i marketer che lavorano a questo tipo di campagne. Chi occupa di performance marketing non ha un budget fisso da investire ma viene retribuito o rimborsato a seconda dei risultati ottenuti. Spesso i metodi di retribuzione coincidono infatti con le metriche stesse. Inoltre, in base al tasso di CTR l’azienda capisce quanto dovrà spendere. Panel come Google Ads permettono infatti di impostare campagne pay-per-click. Cosa significa? Una volta finito il periodo di esposizione della campagna l’inserzionista dovrà pagare un costo che si baserà esclusivamente sulle interazioni ottenute. Performance Marketing: i vantaggi Come avete potuto capire, il performance marketing è un campo per niente semplicistico. Prima di decidere di realizzare una campagna di questo tipo bisogna analizzare bene pro e contro. Per rendervi tutto più facile, ci abbiamo pensato noi. Ecco quali sono i vantaggi di una campagna realizzata in chiave di performance marketing: pagamento delle conversioni avvenute: ne abbiamo già parlato, pagare in base alle conversioni rende il performance marketing una scelta vantaggiosa conversioni immediate: se prima per capire se una campagna fosse riuscita dovevamo aspettare qualche tempo dopo il suo lancio, ora tutto è cambiato.  Con le inserzioni via web ogni azione è piuttosto immediata e i risultati sono visibili fin da subito Costi noti da subito: in questo tipo di inserzioni ogni azione si tramuta in un costo. Nulla di nascosto, però: l’inserzionista conosce fin dal primo momento i costi di ogni azione. Buon ritorno di investimento: non sembrerebbe, ma se ben gestita una campagna di performance marketing può portare ottimi ritorni. Sia dal punto di vista economico che da quello della lead generation, cioè della creazione di legami con nuovi potenziali clienti. Impegno e conoscenza: la chiave per ottimi risultati Affidarsi a campagne di questo tipo presenta anche dei lati negativi.  Vediamo insieme quali sono: conversioni incerte: anche se vogliamo essere ottimisti, dobbiamo dirlo: il tasso di conversione non è un dato sempre rassicurante. Trattandosi di un dato legato alle azioni umane, è particolarmente oscillante. Conoscenza della tecnologia obbligatoria: è vero, tutto è misurabile. Ma per imparare a leggere quei dati è necessaria una buona conoscenza del mezzo che si sta utilizzando e del suo potenziale. Monitoraggio costante: in rete tutto cambia velocemente. Ecco perché chi gestisce questo tipo di campagne non può abbassare mai la guardia. Il monitoraggio deve essere attento e continuo. Ora che sapete tutto, a voi la scelta: vi affidereste al performance marketing? Una cosa è certa: per altri consigli utili non potete non affidarvi a Marketing e non solo.  
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Tiziana Troisi 10/06/2021

Professione Marketing: quali sono i ruoli più ricercati
È un vero e proprio colpo di fulmine: quando vedi uno spot fatto bene te ne innamori subito e vorresti entrarci dentro, capire chi lo ha fatto, come è stato pensato, come è stato u. La stessa cosa ti capita con i post sui social: segui tantissimi brand, anche quelli di solito non compri, per capire quali saranno le prossime mosse sui social. Ecco, i social: quelli ti piacciono tantissimo, ci passeresti ore intere. Guardi i contenuti degli altri per prendere ispirazione, ma vorresti creare qualcosa di tuo per esprimere finalmente a pieno la tua creatività. Se ti ritrovi almeno un po’ in questa descrizione, abbiamo una notizia per te: dovresti lavorare nel marketing. È quello il luogo dove tutto si trasforma, dove le idee diventano finalmente realtà (se sono buone)   Marketing: viaggio tra numeri ed emozioni Il marketing è una disciplina molto particolare per tantissimi motivi: è in continuo mutamento: non basta studiare una volta la teoria per sentirsi preparati. Soprattutto con l’avvento dei social, le meccaniche del marketing possono cambiare da un momento all’altro, basta un aggiornamento a cambiare tutto. è più umanistico di quanto tu possa pensare: è vero, il marketing online è fatto di metriche e dati, per lo più. Ma non bisogna dimenticare una cosa: il marketing fatto bene si basa soprattutto sulle emozioni. In una buona campagna non deve mancare mai quel lato emotional che conquisti subito l’attenzione del cliente. Se vuoi davvero fare marketing, dovrai capire come funziona la mente umana e come suscitare in chi guarda le campagne pubblicitarie determinate emozioni. Ci sono colori che suscitano emozioni positive, altri invece che fanno sentire a disagio. E la stessa cosa vale per i font. Insomma a questo punto dovresti aver capito che in questa disciplina nulla è come sembra. Se sei ancora più convinto di voler lavorare nel marketing, c’è solo una cosa che ti resta da fare: capire come funziona dall’interno.   Lavorare nel marketing: ecco le figure più ricercate Cercando un po’ in rete hai trovato annunci di lavoro che non hanno fatto altro che confonderti le idee. Cercano una sola persona che debba ricoprire mille ruoli contemporaneamente. Te lo diciamo subito: non fidarti. Il marketing è, come abbiamo detto, un campo multidisciplinare che richiede un continuo lavoro di squadra tra varie figure. Non sai quali sono? Tranquillo, siamo qui apposta. Ecco quali sono le figure più richieste nel campo del marketing (riferendoci principalmente al marketing digitale): Sales e key account manager: due figure legate per lo più al marketing tradizionale, si occupano rispettivamente di gestire e monitorare le vendite e gestire i rapporti con i potenziali clienti Brand/ product manager: è quello che ha in mano la cosa più importante in ogni campagna: il prodotto e il brand. Decide quale deve essere il volto di un’azienda all’esterno. È lui a decidere cosa vedranno i clienti. E- commerce manager: una figura decisamente nuova, soprattutto nel nostro Paese, che con la pandemia ha visto la sua diffusione capillare. Le vendite online sono diventate l’unico modo per mandare avanti determinate attività. Ecco perché si è sentito il bisogno di una figura che aiutasse i meno esperti a gestire il proprio e-commerce: carico prodotti, descrizione dei prodotti stessi e gestione degli ordini online. Digital strategist: se ti piacciono davvero i social, questo è il ruolo giusto per te. Informatissimo sulle ultime tendenze in ambito digitale, il digital strategist decide e coordina l’identità del brand in rete. Decide il tono di voce del brand, decide come gestire la presenza del brand sui social. Copywriter: è il mago delle parole. Aiuta a descrivere alla perfezione un  brand senza mai essere banale, catturando l’attenzione del cliente. Se ti piace scrivere e suscitare emozioni, è il ruolo che fa per te. Web content manager: Ti sveliamo un segreto: oggi, se un brand non esiste sui social, non esiste. Ecco perché è necessario che ci sia qualcuno che gestisca i contenuti da postare sui social che parlano del brand e del prodotto. Se ti è sempre piaciuto raccontare storie, potrebbe essere il ruolo giusto Seo Specialist: per far si che un sito venga visualizzato durante una ricerca su google, bisogna battere il suo algoritmo. Come fare? Lo sa solo lui, il seo specialist. Se hai una mente più strategica che fantasiosa, è il ruolo giusto. Per altri consigli, continua a seguire il blog!
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